Storia locale

Vincenzo Campanari: Gonfaloniere di Tuscania dal 1832 al 1838

Rivivono le vicende di Vincenzo Campanari, Gonfaloniere di Tuscania, e le sue decisioni sull'acquedotto pubblico.

Vincenzo Campanari: Gonfaloniere di Tuscania dal 1832 al 1838

Dal 1832, Vincenzo Campanari ricoprì nuovamente il ruolo di Gonfaloniere del Comune di Tuscania. In quel periodo, il Governatore di Toscanella era Domenico Antonio Tomassucci, mentre gli assessori includevano Demetrio Paoletti, Camillo Marcelliani, Cosma Luchetti e Filippo Anselmi. I consiglieri comunali erano numerosi, tra cui Giuseppe Turriozzi, Carlo Antonio Marcelliani, Michelangelo Rosati e Tommaso Brunacci.

Nel mese di luglio dello stesso anno, Campanari presentò all’assise comunale una questione riguardante l’acquedotto della pubblica fontana del Vescovato, il quale disponeva di due emissari: uno situato al di fuori delle mura urbane e l’altro all’interno del giardino del Palazzo Vescovile. Da quest’ultimo, il suo palazzo, un tempo appartenuto alla famiglia Fani, prelevava acqua in modo diretto, utilizzando il tappo di chiusura dell’emissario stesso.

La quantità di acqua prelevata era sufficiente per alimentare una fontana e un lavatoio a due vasche, una situazione nota da oltre cento anni. Tuttavia, Campanari e l’architetto Giacomo Casella ritennero che l’emissario del giardino fosse inutile e sconveniente, poiché l’emissario esterno alle mura risultava già sufficiente. Di conseguenza, si decise di proseguire il corso dell’acquedotto eliminando l’emissario interno.

Questa decisione, sebbene pratica, avrebbe privato il palazzo di un accesso diretto all’acqua, cambiando così la gestione delle risorse idriche nella zona. Le scelte di Campanari, quindi, non solo influenzarono la vita quotidiana dei cittadini, ma segnarono anche un importante passo nella storia della gestione delle risorse pubbliche a Tuscania.