Paolo Bianchini, nipote di Mariano Buratti, ha espresso la sua indignazione dopo la comparsa della scritta ‘Casa del Balilla’ sulla facciata del liceo a lui intitolato, durante i lavori di restauro. In un’intervista, Bianchini ha dichiarato: ‘Ho pensato di incatenarmi davanti alla scuola’, sottolineando l’importanza storica del luogo e il legame con la figura del suo zio partigiano, fucilato dai fascisti.
Il regista e sceneggiatore, che ha quasi 93 anni, ha descritto l’accaduto come un ‘affronto’ e ha invitato a reagire, promettendo di farlo insieme a studenti, insegnanti e all’ANPI. ‘Non ci siamo mai arresi, non lo faremo neanche questa volta’, ha affermato, richiamando l’eredità di lotta per la libertà e i diritti che suo zio rappresentava.
La storia di Mariano Buratti
Mariano Buratti, insegnante e comandante partigiano, fu arrestato dai nazisti e fucilato il 31 gennaio 1944. La sua memoria è onorata dal liceo classico e linguistico di Viterbo, dove sono in corso lavori di manutenzione finanziati dall’Unione Europea. Durante il restauro, è stata riprodotta la scritta ‘Casa del Balilla’, un riferimento al periodo fascista e all’Opera Nazionale Balilla, un’organizzazione giovanile del regime.
Il costo totale dei lavori è di 224.254,45 euro, con un contratto di 183.856,45 euro. La decisione di ripristinare la scritta ha suscitato forti reazioni, tra cui quella di Peppe De Cristofaro, capogruppo al Senato di Sinistra Italiana, che ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiarire le motivazioni dietro questa scelta.
Le reazioni alla scritta
Giovanna Montella, presidente dell’ANPI di Bassano Romano, ha definito la ricomparsa di simboli fascisti in una scuola intitolata a un martire partigiano come uno ‘sfregio all’ordinamento repubblicano’. Anche il comitato provinciale dell’ARCI ha contestato la scritta, affermando che non ha alcun valore storico e deve essere rimossa. Irene Massimi di Rifondazione Comunista ha parlato di un ‘insulto intollerabile’, chiedendo l’immediata rimozione della scritta.
Il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle, Massimo Erbetti, ha sottolineato che la scritta non racconta la storia, ma salva la propaganda fascista, chiedendo alla Provincia e alla Soprintendenza di rendere pubblici i documenti relativi ai lavori.