Il 29 giugno scorso, il consiglio comunale di Vetralla ha bocciato una mozione presentata da alcuni consiglieri, che chiedeva di approvare una delibera simile a quella varata dalla giunta municipale di Viterbo per il Parco Archeologico di Norchia, Castel d’Asso e Grotta Porcina. Questo atto avrebbe potuto rafforzare l’iter verso la creazione di quello che potrebbe diventare il parco archeologico più grande d’Europa. Tuttavia, il consiglio ha deciso di respingere la mozione.
Solo pochi giorni prima, a metà giugno, il progetto era stato presentato a Valle Faul alla presenza di rappresentanti delle istituzioni viterbesi e vetrallesi, oltre a numerosi enti e categorie professionali del territorio. Nonostante questa apparente condivisione, la giunta di Viterbo ha approvato le proprie linee guida per la realizzazione e gestione del parco, mentre il consiglio comunale di Vetralla ha scelto di non seguire lo stesso percorso.
Un’occasione mancata di coordinamento
Il comunicato dell’amministrazione comunale di Vetralla, diffuso il 14 luglio, non ha chiarito le motivazioni della bocciatura, affermando che essa “non rappresenta in alcun modo una contrarietà al progetto”, ma riflette la volontà di seguire “un’impostazione ritenuta più coerente con il quadro normativo”. Tuttavia, ciò solleva interrogativi su come la delibera proposta dalla minoranza si discosti dal quadro normativo e su quali vizi possa presentare quella viterbese.
Questa situazione rappresenta un’occasione mancata di coordinamento tra due amministrazioni che, sulla carta, condividono lo stesso obiettivo. Il Parco di Norchia è un progetto di rilevanza internazionale che coinvolge ministero, Regione, Soprintendenza ed enti locali, e necessita di un fronte compatto per affrontare un iter amministrativo complesso. Ogni disguido procedurale tra i comuni coinvolti rischia di rallentare il progetto e di alimentare scetticismi.
Le opportunità del Parco di Norchia
Le ragioni per credere nel progetto sono concrete. Il parco metterebbe in rete tre siti – Norchia, Castel d’Asso e Grotta Porcina – attualmente visitati separatamente e con pochi servizi, trasformandoli in un’unica destinazione capace di attrarre visitatori. Le linee guida approvate a Viterbo evidenziano fruizione pubblica, accessibilità e valorizzazione turistica come obiettivi centrali. Per Vetralla, che ospita Norchia, questo significherebbe intercettare flussi turistici oggi diretti principalmente verso Viterbo e Tuscania, con ricadute positive su ricettività, ristorazione e commercio locale.
Un parco riconosciuto attirerebbe più facilmente fondi pubblici necessari al restauro e alla manutenzione di siti attualmente gestiti da associazioni come Salviamo Norchia. Inoltre, potrebbe diventare un polo di ricerca e didattica, contribuendo a dare alla Tuscia etrusca un brand riconoscibile accanto a mete già affermate come Tarquinia e Cerveteri.
Vetralla ha il diritto di scegliere la propria strada, ma sarebbe utile che spiegasse perché la proposta di Viterbo non sia adatta al proprio territorio, per evitare di perdere un’importante opportunità per la Tuscia.