Il 9 luglio 1352, ad Avignone, nel Palazzo Apostolico, si celebrò un processo contro i ribelli Giovanni di Vico, Francesco Ordelaffi, Giovanni e Guglielmo Manfredi. Questi ultimi, contumaci, furono scomunicati per aver occupato le terre dello Stato Pontificio.
Nel 1353, il papa Innocenzo VI affidò al cardinale castigliano Egidio Albornoz un compito cruciale: sottomettere i tiranni locali che si erano appropriati delle terre, dei castelli e delle città dello Stato Pontificio, approfittando della lontananza del Papa e ristabilire l’autorità pontificia in vista del suo ritorno a Roma.
La riconquista di Albornoz
Il cardinale avviò la riconquista con grande efficacia militare e una raffinata azione diplomatica. Entrò in Italia nell’autunno del 1353 accompagnato da alcuni cavalieri spagnoli, tra cui suo cugino di linea materna, il barone Simon Pedro de Carvajal, noto come Simoncello, e il fratello Consalvo. Entrambi avevano combattuto come cavalieri al servizio del re Alfonso IV del Portogallo nelle guerre di frontiera contro i Mori.
Ai due furono affidati compiti di scorta armata personale, protezione della Legazione e presidio militare nei territori più delicati. Con loro vi erano anche lo zio del cardinale, Lope de Luna, arcivescovo di Saragozza, e i cugini Albornoz Fernando, Gome e Garcì, Fernando Blasco de Belvis e Alfonso de Vargas, vescovo di Badajoz.
Il quartier generale a Tuscia
Egidio Albornoz stabilì il proprio quartier generale nella provincia del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, tra Montefiascone e Toscanella (l’attuale Tuscania), dove i suoi accampamenti si unirono a quelli delle milizie locali. Questa strategia si rivelò fondamentale per il ripristino dell’autorità pontificia e la pacificazione delle terre occupate.