Omissione atti d'ufficio

Diffida al sindaco per lo striscione ‘Remigrazione’

Trentuno cittadini protestano contro la mancata rimozione dello striscione non autorizzato a piazzale Gramsci.

Diffida al sindaco per lo striscione ‘Remigrazione’

Un nuovo capitolo si aggiunge alla controversa vicenda dello striscione con la scritta ‘Remigrazione’ a Viterbo. La disputa sull’installazione non autorizzata a piazzale Gramsci, che perdura da mesi, trova ora un aspetto legale, con una diffida formalmente notificata al sindaco Frontini.

La nuova offensiva

Trentuno cittadini hanno scelto di agire legalmente, informando che è stata disposta una diffida per omissione di atti d’ufficio nei confronti della sindaca e di un dirigente comunale. Tra i firmatari figurano dRaimondo Raimondi, presidente della Consulta comunale del volontariato, Mario di Marco e Sandra Gasbarri, presidente di Arci. I firmatari hanno dichiarato che l’iniziativa nasce dall’inerzia dell’amministrazione comunale riguardo all’ordine di rimozione dello striscione abusivo, emesso il 15 giugno.

Secondo i promotori, la presenza duratura della struttura non costituisce solo una violazione amministrativa: ‘Un’installazione non autorizzata, già sanzionata dalla polizia locale’, che rappresenta una provocazione ideologica e potrebbe mettere a rischio l’ordine pubblico.

L’ordinanza rimasta sulla carta e l’ultimatum

La mossa legale giunge dopo che gli uffici comunali avevano riconosciuto le contestazioni sull’abusivismo, emanando un provvedimento che imponeva la rimozione entro dieci giorni. I firmatari evidenziano il ritardo dell’ente, che non ha ancora provveduto a rimuovere lo striscione: ‘Nonostante siano trascorsi i dieci giorni concessi, l’amministrazione non ha preso provvedimenti’. Ricordano inoltre che l’articolo 23 del Codice della strada prevede la rimozione coatta degli impianti abusivi in caso di inadempimento.

La diffida notificata stabilisce un termine di 30 giorni per l’intervento, minacciando di procedere legalmente in caso di ulteriore omissione, con l’invio degli atti all’autorità giudiziaria per accertare eventuali responsabilità penali.