Si riapre la partita del concorso per dirigenti scolastici bandito nel 2023. Il Tar del Lazio, con la sentenza n. 13268/2026, ha accolto il ricorso presentato da una candidata non idonea, annullando gli atti della procedura e disponendo la ripetizione delle prove.
Il pronunciamento riguarda anche la Tuscia, dove sono diversi gli aspiranti alla dirigenza scolastica che avevano partecipato alla selezione e che ora seguono gli sviluppi della vicenda. La decisione dei giudici amministrativi mette in discussione la regolarità della commissione esaminatrice costituita dall’Ufficio scolastico regionale del Lazio.
La composizione della commissione
Secondo quanto riportato dal movimento Ordinaristi Ds 2023, il Tar ha rilevato un vizio originario nella costituzione della commissione. La presidente, infatti, sarebbe stata nominata senza aver maturato il requisito dei dieci anni di anzianità nel ruolo dirigenziale, previsto per assumere quell’incarico.
Per i giudici non si è trattato di una semplice irregolarità formale. L’anzianità richiesta rappresenta, secondo la sentenza, una garanzia sostanziale dell’esperienza necessaria per svolgere le funzioni di presidente di una commissione di concorso. L’organo sarebbe stato quindi costituito in violazione di disposizioni regolamentari vincolanti, con un vizio capace di incidere sulla legittimità originaria della procedura.
I numeri della selezione nel Lazio
Il Tar ha inoltre richiamato il difetto di motivazione nella scelta della presidente e l’eventuale incompatibilità collegata ai corsi di preparazione al concorso da lei stessa tenuti. Sono elementi che hanno contribuito alla decisione di annullare gli atti della selezione e di disporre la ripetizione delle prove.
Nel Lazio gli aspiranti presidi erano 2.760 per 50 posti messi a bando, con una soglia di sbarramento fissata a 37 punti su 50. Alla prova scritta erano arrivati 179 candidati, ai quali si aggiungevano 39 esonerati. Una candidata ha raccontato di aver superato la preselettiva con 40 punti su 50 e di aver affrontato altri sei mesi di studio prima della bocciatura.
La stessa candidata ha spiegato che, dopo aver chiesto l’accesso agli atti e sostenuto i relativi costi, i partecipanti avrebbero scoperto che le prove erano state corrette in circa cinque minuti. Si trattava, secondo il racconto, di quesiti complessi a risposta aperta. La sentenza del Tar riporta così al centro il confronto sulla regolarità delle valutazioni e sulle modalità con cui dovrà essere rinnovata la procedura concorsuale.