Sotto il centro storico di Bolsena si estende una rete di cavità sotterranee formatasi in epoche diverse. Il complesso ipogeo, documentato anche in un report dell’Ispra, comprende ambienti utilizzati nel tempo come cantine, necropoli, cunicoli idraulici e rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale. Le strutture si sviluppano a profondità differenti, con vani rettangolari, ambienti articolati su più livelli e passaggi comunicanti.
Un sottosuolo condizionato dalla geologia
Il territorio di Bolsena rientra nel distretto vulcanico Vulsino, caratterizzato dalla presenza di depositi piroclastici e da una conformazione legata all’attività della caldera. Queste condizioni rendono l’area esposta a fenomeni di sprofondamento, frane e formazione di voragini. Le deformazioni tettoniche sui margini della caldera e le caratteristiche dei materiali presenti nel sottosuolo contribuiscono a rendere il quadro geologico complesso e soggetto a variazioni.
La presenza di cavità sotto aree densamente costruite può incidere sulla stabilità delle infrastrutture in superficie. Le situazioni più delicate riguardano le zone in cui le coperture rocciose hanno uno spessore inferiore a 3-4 metri, risultando più vulnerabili al peso degli edifici e alle vibrazioni. Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dalle reti idriche e fognarie deteriorate: perdite e infiltrazioni possono indebolire le pareti tufacee e favorire l’instabilità. Anche pioggia, agenti atmosferici e radici degli alberi possono ampliare fratture già esistenti.
La mappatura e gli interventi di sicurezza
Per conoscere e gestire il patrimonio sotterraneo è stato realizzato un progetto basato su un sistema Gis. La tecnologia consente di georeferenziare le cavità e di costruire modelli tridimensionali utili a esaminare i rapporti tra il sottosuolo e gli edifici o le infrastrutture in superficie. Il censimento ha portato alla compilazione di 51 schede descrittive, fornendo una base per le attività di controllo e conservazione.
Tra il 2004 e il 2005 il territorio è stato interessato da interventi di messa in sicurezza finanziati dalla Regione Lazio con oltre mezzo milione di euro. I lavori hanno riguardato il ripristino delle reti idriche e fognarie e il consolidamento delle pareti mediante tecniche come il cuci e scuci e l’impiego di resine espandenti. Nei casi considerati più rischiosi si è proceduto al tombamento delle cavità. Secondo quanto riportato, a vent’anni dagli interventi le aree trattate non hanno evidenziato nuove criticità.
La ricognizione non è tuttavia considerata conclusa. Gli studi indicano la possibile presenza di ulteriori ambienti sotterranei non segnalati dai proprietari o caduti nel tempo nell’oblio. L’obiettivo è aggiornare il quadro attraverso nuove informazioni, comprese analisi geognostiche e indagini idrogeologiche, così da ottenere una rappresentazione più completa del sottosuolo. Tra le testimonianze già note figurano anche le catacombe di Santa Cristina, datate tra il IV e il V secolo dopo Cristo.