Gestione urbana

Batterie e piccoli Raee, lo studio nell’impianto di Viterbo

Le tecnologie potrebbero aumentare i conferimenti corretti, ma servono investimenti fino a 114 milioni per 60 strutture.

Batterie e piccoli Raee, lo studio nell’impianto di Viterbo

Quasi 2 chilogrammi di piccoli Raee e 0,12 chilogrammi di batterie vengono gettati ogni anno, in media da ciascun italiano, insieme ai rifiuti urbani indifferenziati. Materiali che dovrebbero invece essere conferiti nei canali di raccolta dedicati e che, se intercettati, permetterebbero di aumentare il tasso di raccolta dei piccoli rifiuti elettrici ed elettronici dall’attuale 17% al 37%. Per le batterie portatili esauste, la quota potrebbe passare dal 25% al 52%.

È questo il punto di partenza dello studio Soluzioni per la rimozione di rifiuti di batterie e piccoli Raee dai rifiuti indifferenziati: tecnologie, costi e driver, realizzato da Erion Energy, Erion Weee e dal dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano. Il lavoro è stato presentato al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, durante un incontro dedicato alla possibilità di utilizzare sistemi tecnologici per ridurre la presenza di questi materiali nel flusso dell’indifferenziato.

Il caso dell’impianto di Viterbo

Per verificare la fattibilità dell’intervento, i ricercatori hanno preso come riferimento l’impianto di Ecologia Viterbo, considerato nello studio tra i principali siti per il trattamento dei rifiuti urbani residui nel Centro Italia. La simulazione ha valutato l’integrazione di sistemi per l’apertura dei sacchi, scanner a raggi X e robot destinati all’identificazione e alla separazione automatica di batterie e piccoli Raee.

L’analisi indica che la rimozione dei materiali è tecnicamente possibile, ma comporta costi rilevanti. L’installazione delle tecnologie negli impianti di trattamento meccanico-biologico richiederebbe un investimento compreso tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per ciascun impianto, in base al livello di automazione scelto. Se l’intervento venisse esteso ai 60 principali impianti italiani, che gestiscono circa l’80% del flusso annuo di rifiuti urbani residui, la spesa complessiva sarebbe stimata tra 65 e 114 milioni di euro.

Costi e possibili strumenti

Secondo lo studio, l’investimento avrebbe ricadute sul recupero delle materie prime critiche, che altrimenti rischiano di essere incenerite o smaltite in discarica. Un ulteriore effetto riguarderebbe la sicurezza degli impianti: le batterie al litio presenti nei rifiuti urbani residui possono infatti provocare principi di incendio durante le operazioni di trattamento.

La principale difficoltà è di natura economica. Le nuove apparecchiature non genererebbero ricavi sufficienti a coprire autonomamente i costi di ammortamento e, nell’attuale quadro tariffario, l’investimento non sarebbe profittevole per gli operatori. Tra le ipotesi indicate figurano bandi nazionali o regionali e contributi a fondo perduto, ma il ricorso esclusivo agli incentivi potrebbe spingere alcuni gestori a installare gli impianti senza garantirne un utilizzo continuativo.

Per questa ragione, il lavoro considera più efficace l’introduzione di un obbligo normativo per l’intercettazione di batterie esauste e piccoli Raee in tutti gli impianti di trattamento meccanico-biologico. In questo modo i costi potrebbero essere inseriti nei piani economico-finanziari e nelle gare per l’affidamento dei servizi, con condizioni omogenee tra gli operatori e una diffusione più uniforme delle tecnologie sul territorio nazionale.