A vent’anni dalla morte di Oriana Fallaci, un intervento ne ripercorre la vicenda umana e professionale, soffermandosi soprattutto sulle posizioni assunte dopo gli attentati dell’11 settembre. La giornalista e scrittrice, morta dopo una lunga malattia, viene ricordata per il coraggio con cui affrontò il tumore, da lei definito l’alieno, e per una carriera costruita tra reportage di guerra, interviste e battaglie civili.
Nel testo, Fallaci viene descritta come una figura a lungo osteggiata, anche per le sue analisi sull’estremismo islamico e sul rapporto tra religione, diritto e società. L’autore richiama la sua lettura dell’islam come sistema fondato sulla sottomissione e sulla Sharia, sostenendo che l’Europa avrebbe progressivamente rinunciato ai propri valori occidentali. Si tratta di tesi che hanno alimentato un forte dibattito pubblico e che, secondo il ricordo, le costarono accuse e procedimenti per razzismo e islamofobia in diversi Paesi europei.
Una carriera tra guerre e battaglie civili
Prima della svolta polemica degli ultimi anni, Fallaci aveva maturato una lunga esperienza come reporter di guerra. Nel testo vengono ricordati l’impegno nella Resistenza al fianco del padre Edoardo, le campagne per il divorzio e per l’aborto, oltre ai servizi realizzati in Vietnam, a Città del Messico, in Libano, nella Grecia dei colonnelli e su altri fronti internazionali.
Al centro del ricordo ci sono anche alcune delle sue interviste più note: quella all’ayatollah Ruhollah Khomeini, durante la quale si tolse il velo imposto per l’incontro, e quelle con Henry Kissinger, Yasser Arafat e il generale Vo Nguyen Giap. L’autore sottolinea come Fallaci abbia mantenuto uno stile diretto e combattivo, entrando spesso in conflitto con il mondo politico e con gli schieramenti ideologici dell’epoca.
Le idee sull’Occidente e sul Medio Oriente
La parte finale dell’intervento collega le riflessioni di Fallaci alla situazione attuale in Medio Oriente. L’autore interpreta le guerre in corso e la crisi dei rapporti internazionali come una conferma dei rischi da lei denunciati, richiamando anche il ruolo di Israele negli equilibri dell’area e il discorso pronunciato da Gamal Abdel Nasser alla vigilia della guerra dei Sei giorni del 1967.
Nel testo viene inoltre denunciata la crescita dell’antisemitismo, considerata una conseguenza della strumentalizzazione delle critiche al governo israeliano e alle sue politiche. L’autore ricorda che Fallaci difese sempre Israele e gli ebrei, sostenendo la legittimità del ritorno del popolo ebraico nella propria patria storica. Anche su questi temi, il commento assume una posizione netta e collega il dibattito contemporaneo alle analisi contenute nei suoi libri.
Il ricordo si conclude con un invito a rileggere La rabbia e l’orgoglio, La forza della ragione, Oriana Fallaci intervista sé stessa e L’Apocalisse. Secondo l’autore, quelle opere potrebbero ancora offrire elementi utili per comprendere il pensiero della scrittrice, al di là delle contrapposizioni politiche e delle definizioni con cui è stata di volta in volta celebrata o respinta.