Viterbo continua a espandersi verso l’esterno, con livelli elevati di consumo di suolo e nuove costruzioni, mentre nel tessuto urbano restano inutilizzati grandi edifici pubblici e privati. Il contrasto riguarda strutture strategiche per posizione e dimensioni, ma da anni prive di una destinazione concreta, tra progetti rimasti sulla carta, difficoltà nel reperire risorse e assenza di acquirenti.
Patrimonio pubblico tra cantieri e attese
Alcuni interventi hanno già imboccato la strada della riqualificazione. L’ex ospedale Grande degli Infermi è destinato a diventare una cittadella della cultura, mentre nell’ex monastero di San Simone e Giuda i lavori procedono per realizzare nuovi spazi e aule destinati all’Università della Tuscia e alla Asl.
Altre proprietà pubbliche restano invece ferme. Le ex terme Inps attendono da quasi trent’anni un progetto di rilancio e il recupero della disponibilità di acqua termale. Tra i beni della Provincia figurano l’ex caserma dei vigili del fuoco di via Oslavia, nel quartiere Cappuccini, per la quale è stata ipotizzata una scuola superiore, e palazzo Calabresi, edificio regionale adiacente al palazzo del Podestà, in piazza del Comune. Nel corso degli anni, amministrazioni comunali e provinciali hanno tentato di recuperarlo senza arrivare a un risultato operativo.
Fuori dal centro, lungo viale Trieste, a La Quercia, si trova villino Rosi, immobile provinciale per il quale la biblioteca consorziale aveva proposto un laboratorio universitario di restauro. Anche questa ipotesi non ha avuto seguito. Tra i beni comunali, palazzo Donna Olimpia, in via San Pietro, necessita di importanti opere di consolidamento e messa in sicurezza. Accantonata l’idea dello studentato, il Comune valuta il project financing per coinvolgere capitali privati, ma la sostenibilità dell’operazione deve ancora essere verificata.
Le grandi proprietà private
Il problema riguarda anche immobili di proprietà privata, soprattutto quelli lasciati liberi dal progressivo disimpegno delle banche dal centro cittadino. L’ex palazzo della Banca d’Italia, in via Marconi, è all’asta da anni. Nonostante il prezzo sia stato ridotto fino a circa due milioni di euro, non sono state formalizzate offerte d’acquisto.
Situazione analoga per l’ex sede della Banca del Cimino, nell’area del Sacrario: una struttura di 7.283 metri quadrati per la quale sono state ipotizzate, nel tempo, destinazioni alberghiere e residenziali. L’edificio è ancora invenduto, con una richiesta di 940mila euro. Sul mercato è finita anche la storica sede della Cassa di risparmio di Viterbo. Resta senza una strategia definita, infine, l’ex cinema Metropolitan di San Faustino, chiuso da lungo tempo.
Tra le proprietà comunali più vicine al recupero c’è invece l’ex cinema Genio, per il quale l’amministrazione ha programmato interventi utilizzando la seconda fase dei fondi Fesr. La biblioteca degli Ardenti, in piazza Verdi, necessita di una ristrutturazione radicale: il Comune ha partecipato a diversi canali di finanziamento, senza però rientrare finora nelle graduatorie utili.
La presenza di tanti metri quadrati inutilizzati pone questioni di sicurezza, decoro e pianificazione urbana. La rigenerazione degli edifici esistenti, pubblici e privati, viene indicata come alternativa al consumo di nuovo terreno, ma richiede investimenti, progetti sostenibili e una collaborazione tra istituzioni e proprietari.