Spazi urbani

Palazzi abbandonati, le idee di Pelliccia per rilanciare Viterbo

Biblioteche, ateneo, conservatorio, produzioni filmiche: possibili destinazioni degli immobili lasciati vuoti

Palazzi abbandonati, le idee di Pelliccia per rilanciare Viterbo

Paolo Pelliccia, commissario della biblioteca consorziale di Viterbo, riporta al centro del dibattito il patrimonio immobiliare dismesso della città. Il riferimento è ai numerosi edifici inutilizzati, spesso lasciati all’incuria, mentre l’espansione edilizia continua a consumare nuovo territorio. Per Pelliccia, il recupero di questi spazi dovrebbe diventare una scelta strategica, capace di unire rigenerazione urbana, cultura e attrattività.

La città delle biblioteche

Tra le ipotesi avanzate c’è la trasformazione di alcuni grandi contenitori in biblioteche tematiche, dotate anche di sale studio e destinate ad accogliere ricercatori e studiosi. L’idea prende spunto da piccoli centri del Regno Unito e del Belgio che hanno costruito la propria identità attorno a librerie e collezioni editoriali, diventando mete per visitatori interessati a edizioni difficili da reperire.

Pelliccia propone di adattare quel modello alla storia e alla vocazione culturale di Viterbo, valorizzando il ruolo che le biblioteche hanno avuto nella civiltà medievale. Secondo il commissario, il riuso degli immobili potrebbe sostenere anche la candidatura della città a capitale europea della cultura 2033. In questa prospettiva, la disponibilità di una sede operativa per il dossier e per gli incontri con ospiti e tecnici viene indicata come uno dei primi passaggi da affrontare.

Le destinazioni per gli edifici dismessi

Nel ragionamento rientra anche la situazione della biblioteca consorziale, che deve fare i conti con la saturazione degli spazi. Nella sede centrale sono attesi tre camion di volumi provenienti da collezioni private, ma i locali disponibili non sono più sufficienti. La ricerca di nuovi ambienti viene quindi descritta come una necessità ormai non rinviabile.

Tra gli edifici citati figura l’ex sede della Banca d’Italia in via Marconi, da anni all’asta senza esito. Pelliccia la considera adatta a ospitare il rettorato dell’università, anche per le difficoltà di accesso legate all’attuale collocazione di Santa Maria in Gradi. In alternativa, lo stabile potrebbe diventare la sede del conservatorio, ritenuta più funzionale rispetto a palazzo San Gallo.

Un’altra proposta riguarda l’ex comando dei vigili del fuoco di via Monte Zebio, nel quartiere dei Cappuccini. Mentre la Provincia ipotizza di realizzarvi una scuola, il commissario suggerisce di valutare la creazione di set e teatri di posa collegati alla film commission. L’obiettivo sarebbe intercettare produzioni cinematografiche che lasciano Roma a causa dei costi elevati.

Infine, Pelliccia richiama l’attenzione sul villino Rosi, edificio di proprietà della Provincia lungo viale Trieste, nella zona della Quercia. Per l’immobile era stato elaborato un progetto dedicato alle arti plastiche, all’architettura, all’urbanistica, alla storia dell’arte, al design, alla pittura e alle arti applicate. Il piano non è stato realizzato e il patrimonio dismesso continua ad attendere una funzione stabile.