Analisi politica

Il declino della cultura woke e le sue conseguenze sulla sinistra

Un commento mette in relazione fenomeno statunitense, Costituzione, primarie e consultazioni digitali.

Il declino della cultura woke e le sue conseguenze sulla sinistra

Il dibattito sulla cultura woke viene affrontato attraverso un richiamo a Matteo Maria Boiardo e all’Orlando innamorato. I versi citati descrivono chi continua a combattere senza accorgersi di essere già stato colpito: un’immagine che l’autore applica al progressivo esaurimento di una stagione culturale e politica.

Il termine woke, nato negli Stati Uniti con il significato di vigilanza e attenzione, si è affermato nel discorso pubblico soprattutto dal 2014, anche in relazione al movimento Black Lives Matter. In origine, osserva il commento, il fenomeno si è collegato alla critica del razzismo, del sessismo, dell’omofobia e degli stereotipi, oltre che alla richiesta di maggiore rappresentanza e all’uso di un linguaggio inclusivo.

Dalla tutela dei diritti all’eccesso del politicamente corretto

Secondo l’analisi, la spinta iniziale avrebbe lasciato spazio a forme percepite come eccessive di politicamente corretto, fino alla censura, al giudizio sulle persone in base alla loro identità e alla cancel culture. L’autore contesta anche l’uso di simboli progressisti per finalità di marketing o di posizionamento politico, in particolare sui social media. Negli Stati Uniti, questa evoluzione avrebbe contribuito alla saturazione del fenomeno e avrebbe offerto al movimento trumpiano MAGA nuovi argomenti di critica.

Il passaggio in Italia, descritto come tardivo rispetto agli Stati Uniti, avrebbe lasciato conseguenze soprattutto nell’area progressista. Il testo individua in social media, emozione, percezione e ricerca del consenso alcuni tratti di una politica sempre più vicina alle dinamiche populiste. Tra gli esempi viene indicato il richiamo alla Costituzione, considerata non soltanto come riferimento istituzionale, ma anche come elemento di appartenenza e di contrapposizione politica.

Nel commento vengono citati, in particolare, gli articoli 11 e 52 della Carta. Il primo, sostiene l’autore, sarebbe talvolta richiamato senza considerare il secondo comma relativo alla guerra; il secondo verrebbe invece trascurato per quanto riguarda la difesa della Patria. La critica si estende all’uso della Costituzione nel confronto referendario e partitico contro il governo in carica, senza affrontare, secondo questa lettura, la riforma della magistratura.

Primarie e consultazioni online

Un’altra parte dell’analisi riguarda le semplificazioni presenti nel dibattito pubblico, dagli indicatori sulla povertà e sulle cure alle posizioni sul conflitto in Medio Oriente, sul riarmo e sulla guerra in Ucraina. L’autore contesta anche il ricorso a interpretazioni ritenute ideologiche dei fatti e richiama il rischio che alcune parole d’ordine vengano accettate senza una verifica puntuale.

Il testo si concentra infine sulle primarie e sulle consultazioni online del Movimento 5 Stelle, presentate come strumenti di partecipazione popolare da sottoporre a maggiore cautela. Per il voto sul programma pentastellato vengono indicati 45.340 partecipanti su 106.829 aventi diritto, pari al 42,4 per cento. Secondo l’autore, una partecipazione inferiore alla metà potrebbe consentire a un gruppo organizzato di incidere sull’esito e, di conseguenza, sulle trattative del cosiddetto Campo largo e sugli equilibri elettorali.

La conclusione riprende la metafora di Boiardo: una parte della politica a sinistra, non avendo colto i cambiamenti prodotti dalla storia, continuerebbe a utilizzare strumenti e modalità considerati inadeguati e dannosi. Il commento interpreta questo comportamento come funzionale alla conservazione degli equilibri interni e chiude con un invito alla consapevolezza e al risveglio politico.