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Schlein e Conte, il confronto sulla leadership del Campo largo

Primarie, consultazione dei Cinque Stelle e nodi interni al Pd alimentano il dibattito sull’alternativa al governo Meloni.

Schlein e Conte, il confronto sulla leadership del Campo largo

La discussione sulla guida del Campo largo resta aperta e coinvolge soprattutto il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle. Al centro del confronto ci sono le modalità con cui individuare il leader dell’alternativa al governo guidato da Giorgia Meloni: da una parte il risultato delle elezioni, dall’altra il ricorso a primarie organizzate sulla base di regole condivise.

Nel corso della direzione del Partito democratico, Elly Schlein ha sostenuto la necessità di coniugare inclusione e riconoscimento del peso politico ottenuto attraverso il voto. Una posizione che, secondo l’analisi proposta nel testo, introduce un criterio di proporzionalità nella costruzione della coalizione e mette in discussione l’idea che ogni componente possa avere lo stesso peso indipendentemente dal consenso raccolto.

Il nodo della leadership

Giuseppe Conte ha indicato le primarie come una soluzione residuale, dopo che sarebbe stata respinta la proposta di affidare il coordinamento a un federatore del fronte progressista. Il modello ipotizzato prevedeva una figura di sintesi affiancata da due subleader, con un accordo definito sul programma e sulle modalità di gestione di un eventuale governo.

Nel frattempo, la consultazione online degli iscritti del Movimento 5 Stelle ha consentito a Conte di presentarsi con un programma votato dalla base. Il testo sottolinea tuttavia che, su 106.000 aventi diritto, ha partecipato meno della metà degli iscritti. Questo dato viene interpretato come un possibile segnale di difficoltà nella capacità di mobilitazione del movimento, anche alla luce del ritorno sulla scena di Beppe Grillo e Alessandro Di Battista.

Le divisioni nel Partito democratico

All’interno del Pd restano inoltre aperti alcuni dossier che possono complicare la costruzione dell’intesa. Tra questi figurano la posizione sulla guerra in Ucraina e il dibattito sulla normativa contro l’antisemitismo. Il testo evidenzia la presenza, nel partito, di sensibilità differenti rispetto al sostegno a Kiev e alle responsabilità del governo di Vladimir Putin, una distanza che renderebbe più difficile definire una linea comune e coerente con quella europea.

Un ulteriore elemento di tensione riguarda la legge sull’antisemitismo. La posizione di Schlein, indicata nel testo come contraria in una prima fase e poi accompagnata dall’assenza al voto in Commissione, viene accostata agli appelli di Emanuele Fiano e della senatrice Liliana Segre. L’analisi richiama anche il rischio di una sovrapposizione tra le critiche alle politiche del governo israeliano e atteggiamenti ostili verso gli ebrei.

Secondo la ricostruzione proposta, le modalità con cui Conte ha anticipato la consultazione programmatica avrebbero generato diffidenza in una parte del Pd, già alle prese con problemi di rappresentanza e con l’uscita di esponenti come Picierno. Il timore è che la competizione per la leadership si trasformi in una contrapposizione permanente, fino a compromettere il sostegno reciproco alle elezioni politiche del 2027.

Resta quindi l’ipotesi di una figura terza capace di ricomporre le diverse posizioni. Nel testo viene giudicato positivamente l’ingresso di Franco Gabrielli, senza però indicarlo come soluzione definitiva. La necessità di trovare un punto di equilibrio viene collegata anche al contesto internazionale ed economico, segnato da due guerre, dalle tensioni sui mercati e dalle prossime scadenze europee.