Nel corso della storia, le truffe, sia online che offline, hanno sempre avuto un ruolo significativo, ma poche sono affascinanti come quella orchestrata nel XV secolo da un frate domenicano. La sigla FAUL, presente sui monumenti di piazza del Plebiscito e nello stemma del Comune, è il risultato di una delle “fake news” più incredibili del Rinascimento.
La mente dietro l’inganno
Per comprendere l’origine di questo mistero, è necessario tornare alla seconda metà del quindicesimo secolo. Il protagonista di questa vicenda è Giovanni Nanni, noto come Annio da Viterbo, un frate domenicano con una vasta cultura e una spiccata fantasia. Il suo scopo era dimostrare la superiorità storica e culturale della sua terra natale rispetto a Roma e ad altre potenze dell’epoca.
L’invenzione dei quattro castelli etruschi
Non trovando documenti che attestassero origini nobili e antiche per la città, Annio decise di crearli. Composing una monumentale opera storica intitolata Antiquitatum variarum, inserì testi falsi attribuiti a storici caldei ed etruschi. Secondo la sua narrazione, la città non era nata nel Medioevo, ma dall’unione di quattro antichissimi villaggi etruschi, fondati addirittura da Noè: Fanum, Arbanum, Vetulonia e Longula. Le iniziali di queste località inventate formano la parola FAUL.
Per convincere gli scettici, Annio organizzò messe in scena archeologiche, facendo fabbricare e seppellire finte lapidi con iscrizioni apparentemente arcaiche. Queste vennero poi “scoperte” durante scavi pubblici, impressionando la corte di Papa Alessandro VI Borghese.
La truffa culturale si rivelò così efficace che l’intera comunità cittadina credette a questa discendenza mitica, tanto che la sigla FAUL venne ufficialmente inserita nello stemma del Comune, trasformando una colossale menzogna in un simbolo identitario.
Oggi, i passanti e i turisti possono osservare l’acronimo FAUL scolpito nel peperino sui monumenti di piazza del Plebiscito e su palazzo dei Priori, un’eredità di un uomo che, per celebrare la grandezza della sua terra, ridisegnò il passato con l’immaginazione.