Si è concluso con una riduzione delle condanne il processo d’appello nei confronti di sedici presunti membri della cellula italiana dell’organizzazione mafiosa riconducibile al boss turco Baris Boyun. La corte d’assise d’appello di Milano ha respinto il ricorso presentato dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda), che chiedeva una revisione della sentenza di primo grado.
La procura antimafia, rappresentata dalla pm Bruna Albertini, aveva impugnato la sentenza di primo grado sostenendo che il mancato riconoscimento di alcune aggravanti fosse determinante. La Dda aveva richiesto una condanna di otto anni di reclusione per ciascuno dei sedici imputati, per un totale di 128 anni di carcere. Nella sentenza di primo grado, tuttavia, erano già state escluse le aggravanti relative al terrorismo e all’associazione con finalità di terrorismo.
Dettagli sulla sentenza di appello
Le condanne sono state ridotte a un minimo di un anno e sette mesi fino a un massimo di cinque anni e sette mesi. Tra gli imputati figura anche il 30enne turco Caglar Senci, residente a Tuscania, la cui pena è stata ridotta da cinque anni e otto mesi a quattro anni e otto mesi grazie a un ulteriore sconto di un sesto. La Dda aveva chiesto la condanna di Senci anche per il reato di detenzione di armi, accusa dalla quale era stato assolto in primo grado.
L’inchiesta e il blitz
L’inchiesta che ha portato a questi sviluppi ha avuto inizio con un maxi blitz coordinato dalla Dda di Milano il 22 maggio 2024, che ha coinvolto anche la Tuscia, con perquisizioni e arresti in comuni come Bagnaia, Montefiascone, Nepi, Tuscania e Vetralla. Tra gli arrestati c’era anche il viterbese Giorgio Meschini, condannato a quattro anni di reclusione per associazione a delinquere, pena che è diventata definitiva non essendo stata impugnata.
Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo operava in Italia come parte dell’organizzazione criminale internazionale di Baris Boyun, attiva nel traffico di armi e nello spaccio di sostanze stupefacenti. Parte dei proventi delle attività illecite sarebbe stata destinata al finanziamento del terrorismo internazionale, ma questa accusa non ha trovato conferma nelle sentenze.