Camminare per le vie del centro storico significa muoversi sopra un dedalo di cunicoli e cavità di cui spesso non si sospetta l’esistenza. Sotto il selciato, il sottosuolo è un archivio millenario che mostra segni di sofferenza. Le cronache recenti, con strade che si aprono improvvisamente e cantieri aperti in fretta, raccontano una fragilità che non può più essere ignorata.
Le cause dei cedimenti
Il fenomeno dei cedimenti non è quasi mai un evento puramente naturale, ma il risultato di una convivenza difficile tra costruito e vuoto. Diverse componenti agiscono in modo combinato per destabilizzare il suolo, come la circolazione delle acque sotterranee, che diventa pericolosamente aggressiva quando intercetta perdite dalle reti fognarie. Anche le vibrazioni costanti trasmesse dal traffico in superficie e gli interventi edilizi eseguiti nel tempo senza un’analisi preventiva reale di cosa ci sia sotto le fondamenta contribuiscono al problema. Queste azioni, se prese singolarmente, potrebbero non sembrare letali, ma insieme logorano le volte e i diaframmi che sostengono la città.
I dati del report Ispra
Il report dell’Ispra mette in evidenza l’entità del problema, censendo gli eventi di sprofondamento accaduti tra il 1996 e il 2020: sono stati registrati 32 episodi. Tra le situazioni più note, si ricordano lo sprofondamento di piazza del Gesù nel 2012, il mezzo pesante inghiottito in via Agostini Solieri nel 2017 e il crollo di un tratto delle mura medievali vicino a via dei Giardini nel 2018. L’elenco tocca zone come piazzale Gramsci, piazza della Rocca, via Cardinal La Fontaine e via San Girolamo, delineando una mappa del rischio che attraversa gran parte del centro.
Un aspetto critico emerso dal lavoro degli esperti riguarda il modo in cui vengono gestite queste emergenze. Troppo spesso si è proceduto con interventi estemporanei, limitandosi a riempire le voragini una volta aperte, senza aver prima analizzato la stabilità complessiva del settore interessato. Questo approccio, pur necessario nell’immediato, non risolve la causa radice del cedimento e rischia di riproporre il problema nel tempo. Il report sottolinea che la vera prevenzione richiede un cambio di passo netto e repentino, passando dall’emergenza a una conoscenza sistematica che integri dati geologici e archeologici per monitorare la salute del sottosuolo prima che il terreno ceda sotto il peso della città.