Nel quadro degli studi preliminari per il nuovo piano di recupero del centro storico di Viterbo, presentati nei giorni scorsi a palazzo dei Priori dall’Università della Sapienza e dall’Università della Tuscia, spicca un’analisi dettagliata sulle isole di calore che soffocano la città durante i mesi estivi. Non si tratta solo di una mappatura scientifica, ma del punto di partenza anche per una serie di interventi di design urbano pensati per cambiare il volto di alcune tra le aree più frequentate e cementificate di Viterbo.
I ricercatori si sono concentrati sulla distribuzione del verde urbano, rilevando che le piante e gli alberi attualmente presenti sono dislocati in modo disomogeneo e spesso inefficace. Le zone critiche coincidono inevitabilmente con i punti in cui l’asfalto domina incontrastato. Se in alcune strade e piazze storiche, come via Cavour o piazza Fontana Grande, la conformazione strutturale ed edilizia rende quasi impossibile l’inserimento di nuove alberature, il discorso cambia radicalmente quando si analizzano gli spazi più ampi e aperti.
La mappa del calore nel centro storico
L’attenzione si è focalizzata sul problema delle temperature e sul valore sociale della vegetazione. A spiegare la filosofia dell’intervento è il preside della facoltà di architettura della Sapienza, Orazio Carpenzano: “Si deve rendere meno frammentata e più diffusa la presenza di verde per combattere le isole di calore. Servono microinterventi urbani, l’errore dell’urbanistica è stato standardizzare il verde”. Secondo il docente, la questione tocca da vicino il benessere delle fasce più deboli della popolazione: “L’ombra di un albero è un diritto democratico di tutti, perché il caldo non colpisce tutti nelle stesse modalità. Colpisce i più poveri, le case coibentate male e il fresco di un albero non può essere il lusso di chi ha un giardino privato. Va eliminato dal centro l’asfalto, la terra deve ritornare a respirare. Serve una maggiore capacità di assorbimento e osmosi”.
La metamorfosi del Sacrario
Proprio il Sacrario, identificato come l’area più problematica a causa della massiccia presenza di superfici asfaltate, è al centro della proposta progettuale più ambiziosa formulata dagli studiosi. Se per i vicoli più stretti del centro la soluzione resta complessa, per piazza Martiri d’Ungheria i ricercatori hanno immaginato una vera e propria rivoluzione planimetrica e funzionale.
La proposta prevede la trasformazione dello spazio attraverso l’abbassamento, rispetto alla sede stradale, del parcheggio, concepito per integrarsi con un giardino urbano connettivo che partirebbe dalla fontana e che accompagni idealmente i cittadini verso il cuore del centro storico. Il progetto introduce una nuova pavimentazione e arredi urbani studiati appositamente per privilegiare la mobilità pedonale, restituendo alle diverse aree precise gerarchie urbane e nuove visuali prospettiche.
In questo disegno, il bordo dello spazio pubblico si trasforma in una terrazza panoramica affacciata sul Colle del Duomo, diventando un percorso dinamico per accedere alla città storica. Le superfici convergenti sulla piazza avranno il compito di ricomporre episodi architettonici che oggi appaiono isolati, rendendo finalmente leggibile la memoria stratificata di uno dei luoghi simbolo di Viterbo.