Oltre cento persone hanno partecipato all’assemblea pubblica sulla transizione energetica, organizzata nel pomeriggio del 23 ottobre all’ex Cinema ENAL di Bagnoregio. All’incontro hanno preso parte cittadini, agricoltori, operatori turistici, rappresentanti di associazioni e amministratori locali e regionali, riuniti per discutere della diffusione degli impianti energetici nella Tuscia.
Al centro del confronto c’è stata la richiesta di una legge regionale sulle aree idonee capace di tutelare il paesaggio, le attività agricole e il patrimonio storico e culturale della provincia di Viterbo. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di distinguere gli obiettivi della transizione energetica dalle modalità con cui vengono localizzate e realizzate le nuove infrastrutture.
Il peso della provincia di Viterbo
I lavori sono stati aperti e moderati da Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana, che ha definito la Tuscia un caso emblematico delle trasformazioni legate alla cosiddetta speculazione energetica. Stefano Augugliaro, presidente di Agriturist Lazio, ha invece richiamato le possibili conseguenze della diffusione di pale eoliche e pannelli fotovoltaici sull’attrattività turistica, evidenziando il valore del paesaggio e del patrimonio culturale e archeologico.
Sul versante istituzionale sono intervenuti Daniele Sabatini, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Lazio, e i consiglieri regionali Giulio Zelli e Valerio Novelli. Nel corso dell’assemblea è stato ricordato che il Viterbese contribuirebbe, secondo i dati citati durante l’incontro, per oltre l’80% della produzione regionale di energia elettrica da fonti rinnovabili. Sabatini ha inoltre richiamato le iniziative della Giunta Rocca per introdurre una moratoria sugli impianti, sottolineando che negli ultimi anni il numero dei progetti approvati sarebbe stato contenuto.
Oreste Rutigliano, presidente della Sezione di Roma di Italia Nostra, ha ricordato la mobilitazione che avrebbe portato a scongiurare l’approvazione di un progetto con undici pale eoliche alte 250 metri nei territori di Montefiascone e dei comuni limitrofi. L’episodio è stato indicato come esempio del ruolo delle amministrazioni locali e della partecipazione dei cittadini nelle decisioni sulla trasformazione del territorio.
Le proposte sulla pianificazione
Monica Tommasi, presidente degli Amici della Terra, ha contestato il rapporto tra i costi economici della transizione energetica e i risultati ottenuti nella riduzione delle emissioni. Secondo quanto riferito nel suo intervento, gli investimenti e i sacrifici economici avrebbero raggiunto almeno 200 miliardi di euro, a fronte di benefici giudicati finora marginali sul piano della decarbonizzazione.
La sindaca di Montalto di Castro, Emanuela Socciarelli, ha portato l’esperienza del proprio comune, insieme a Tarquinia e Tuscania tra i territori italiani maggiormente interessati dalle infrastrutture per la produzione di energia rinnovabile. Nel suo intervento ha citato anche i progetti eolici offshore con oltre cento aerogeneratori, alcuni dei quali prossimi ai 300 metri, esprimendo preoccupazione per le possibili ricadute sul paesaggio costiero.
Stefano Aluffi, consigliere nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, ha chiesto che la futura normativa regionale sulle aree idonee diventi uno strumento concreto di salvaguardia del patrimonio paesaggistico, storico e architettonico. Lucia Minunno, coordinatrice della Coalizione TESS, ha proposto di privilegiare l’autoconsumo e l’utilizzo di superfici già compromesse, evitando nuovo consumo di suolo agricolo e interventi sui crinali montani.
L’assemblea si è conclusa con un appello alla Regione Lazio per una pianificazione capace di considerare le caratteristiche ambientali, agricole, paesaggistiche e culturali dei territori. La richiesta condivisa è che la provincia di Viterbo, già indicata come area centrale nella produzione regionale da fonti rinnovabili, non debba sostenere una quota sproporzionata degli impatti della transizione energetica.