Le elezioni di medio termine negli Stati Uniti vengono interpretate dall’autore come un nuovo passaggio a favore della democrazia, dopo i risultati maturati in Serbia, Brasile e Israele. Il voto americano, nella lettura proposta, avrebbe restituito al Partito Democratico la maggioranza nei due rami del Congresso, ridimensionando il rischio di una svolta oligarchica e autoritaria associata a Donald Trump.
Il commento richiama alcune delle principali riflessioni storiche sulla democrazia, da Winston Churchill ad Abraham Lincoln fino al discorso di Pericle. Il sollievo per l’esito elettorale, però, secondo l’autore non dovrebbe durare a lungo: il passaggio successivo sarà comprendere le ragioni profonde del fenomeno e definire una risposta politica in vista delle sfide che attendono l’Europa.
Lo scenario internazionale
Una prima linea di analisi riguarda ciò che sarebbe potuto accadere in caso di vittoria piena o parziale di Trump. In questo contesto viene citato il saggio di Federico Fubini Imperi allo specchio, dedicato anche agli effetti prodotti dal rapporto tra Russia e Occidente dopo la fine dell’Unione Sovietica.
L’autore riprende la tesi secondo cui le politiche di privatizzazione applicate nella Russia post-sovietica, sostenute da ambienti economici e accademici statunitensi, avrebbero favorito la formazione di un ristretto gruppo di oligarchi, capaci di concentrare ricchezze e influenza politica. Questo modello di potere viene accostato alla linea attribuita a Trump e ai suoi rapporti con Vladimir Putin e con il presidente cinese Xi Jinping.
Nel testo si sostiene inoltre che i due sistemi oligarchici avrebbero potuto avvicinarsi ulteriormente, con conseguenze sulla posizione dell’Europa, sul consolidamento dell’impianto neoimperiale russo e sui rapporti tra la Cina e Taiwan. Tra le accuse rivolte all’ex presidente statunitense vengono indicate ipotesi di arricchimento illecito, conflitti d’interesse, insider trading, appropriazioni indebite e altre malversazioni, che l’autore considera possibili oggetto di procedimenti politici e giudiziari.
Le ricadute politiche
La vittoria democratica viene descritta anche come un banco di prova per una nuova generazione di dirigenti. Tra i temi indicati ci sono l’apertura all’immigrazione, la presenza di candidati musulmani, una rinnovata attenzione alle idee socialiste e una maggiore radicalizzazione dei valori tradizionali del Partito Democratico. Restano però, secondo l’autore, l’assenza di un leader riconosciuto da tutte le componenti e la necessità di tradurre le posizioni ideologiche in scelte concrete.
Il risultato americano potrebbe avere conseguenze anche sulla politica italiana. Il commento ritiene che la nuova situazione possa offrire slancio al Campo largo, pur con differenze tra le forze che lo compongono. L’autore cita inoltre le posizioni del Movimento 5 Stelle e della Lega nei confronti della Russia e ipotizza per Giorgia Meloni la prosecuzione di una linea prudente nei rapporti con Washington.
La conclusione guarda ai prossimi anni come a una fase ancora segnata da incertezze, conflitti, tensioni sui mercati e guerre ibride. L’esito delle urne viene comunque presentato come un argine alle prospettive più allarmanti e come il ritorno di un’America più vicina all’immagine democratica che, secondo l’autore, molti osservatori speravano di ritrovare.