Scenari politici

Nel centrosinistra cresce il confronto sulla futura leadership

Primarie, alleanze e nuovi nomi agitano il dibattito in vista della prossima sfida elettorale

Nel centrosinistra cresce il confronto sulla futura leadership

In vista della ripresa autunnale, le diverse componenti dell’area progressista si preparano a riaprire il confronto in vista delle prossime elezioni. Il primo passaggio dovrebbe riguardare la definizione di un programma comune, costruito in modo da consentire la firma delle principali forze della coalizione e rinviare i distinguo sulle singole questioni.

Tra i nodi più delicati c’è la politica estera. L’articolo richiama le posizioni espresse da Goffredo Bettini, indicato come uno dei sostenitori del cosiddetto Modello Roma, del Festival del Cinema della Capitale e delle amministrazioni regionali guidate da Nicola Zingaretti. Secondo la ricostruzione proposta, Bettini avrebbe sostenuto la necessità di collocare Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu tra i principali responsabili delle crisi internazionali, mettendo sullo stesso piano responsabilità e vittime nel giudizio sui conflitti in Ucraina e Palestina.

Il nodo delle primarie

Su altri capitoli, dalla sanità al lavoro, dalla scuola alla sicurezza, l’intesa potrebbe risultare più agevole. Il passaggio più complesso sarebbe invece quello relativo alla guida della coalizione, soprattutto nel caso dell’approvazione di una nuova legge elettorale. Il testo definisce già controverso il precedente esordio del sistema ribattezzato Melonellum e ipotizza un periodo di quattro o cinque mesi per organizzare la scelta del candidato.

Le opzioni sul tavolo comprenderebbero primarie di coalizione riservate agli iscritti, consultazioni aperte agli elettori nei gazebo oppure un voto online. Un’altra possibilità sarebbe convocare una consultazione soltanto dopo aver raggiunto un accordo vincolante tra i principali partiti, trasformandola in un momento di conferma e di avvio della campagna elettorale. Resta anche l’ipotesi di non ricorrere affatto alle primarie.

Proprio questo strumento viene criticato dall’autore dell’intervento, che lo considera una componente della trasformazione populista della politica italiana. La tesi è che il peso attribuito all’elettore occasionale possa ridurre quello dell’iscritto e indebolire il senso di appartenenza, la continuità storica e i vincoli interni ai partiti. A sostegno della riflessione viene citata anche la crescita di Fratelli d’Italia, passato, secondo il testo, da circa il 3% a quasi il 30% mantenendo una struttura territoriale e gerarchica.

I possibili nomi

La parte finale dell’analisi si concentra sulla possibile rosa dei candidati. Nel tempo, osserva l’autore, i nomi interni ed esterni ai partiti si sono moltiplicati anche grazie alla visibilità ottenuta sui media, sui social network e attraverso la pubblicazione di libri. Tra le figure richiamate compaiono Roberto Vannacci, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Silvia Salis e altri esponenti del dibattito pubblico.

Vengono inoltre menzionati i sindaci Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi, Alessandro Onorato, Ernesto Maria Ruffini, Carlo Calenda, Pier Luigi Bersani e Rosy Bindi. Al centro restano soprattutto Conte e Schlein, indicati come i principali contendenti per la guida dell’area. In questo quadro viene avanzata anche la candidatura di Sigfrido Ranucci, ipotesi alimentata da dichiarazioni e riscontri successivi, tra cui quelli attribuiti ad Alessandro D’Amato e Paolo Mieli.