La scuola pubblica è formalmente gratuita, ma ogni anno l’avvio delle lezioni comporta per le famiglie una serie di esborsi difficili da evitare. Secondo Federconsumatori, nel 2026 il solo corredo scolastico, inclusi i ricambi necessari durante l’anno, raggiunge in media 673,60 euro per studente, con un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. A questa cifra si aggiungono i libri e il costo complessivo può quindi superare facilmente i mille euro.
Il conto comprende zaini, quaderni, dizionari, strumenti tecnici e altri materiali necessari alla partecipazione alle attività didattiche. Per una famiglia con due figli, la spesa si concentra in poche settimane e arriva prima di altri costi collegati al percorso scolastico, come trasporti, computer, connessione internet, attività sportive, visite didattiche e corsi di recupero. Il tema, secondo l’analisi proposta, non riguarda soltanto la scelta di prodotti di marca, ma la quantità di acquisti che vengono considerati privati pur risultando spesso indispensabili.
Il peso delle disuguaglianze
Un ulteriore capitolo è rappresentato dalle ripetizioni e dalle attività extrascolastiche. Quando uno studente incontra difficoltà, le famiglie con maggiori disponibilità possono ricorrere a insegnanti privati, corsi di lingua, programmi didattici o doposcuola. Chi non può sostenere queste spese rischia invece di attendere che il problema si trasformi in un’insufficienza, in una bocciatura o, nei casi più gravi, in un abbandono. In questa prospettiva, i risultati scolastici non dipendono soltanto dall’impegno individuale, ma anche dalle risorse economiche disponibili.
Esiste poi un costo meno visibile, legato al tempo richiesto alle famiglie. Accompagnare i ragazzi, controllare il registro elettronico e le piattaforme, partecipare alle riunioni, recuperare materiali e gestire cambiamenti di orario sottrae ore al lavoro e alla vita quotidiana. Il carico, sottolinea il testo, ricade soprattutto sulle donne. Nella Tuscia, inoltre, molti studenti si spostano da un comune all’altro: in questi casi l’automobile dei genitori diventa una componente non esplicitamente contabilizzata del servizio scolastico, con costi di carburante, manutenzione e tempo.
Contributi e interventi strutturali
Borse di studio e contributi possono ridurre le difficoltà, ma non rappresentano l’unica soluzione. Le misure di sostegno richiedono infatti domande, certificazioni, rispetto delle scadenze e spesso l’anticipazione delle somme. Restano inoltre esposte le famiglie che superano di poco i limiti Isee senza disporre di risorse sufficienti. Nel Lazio, per l’anno scolastico 2025-2026, sono stati riconosciuti beneficiari 18.455 studenti: un dato indicato come segnale della dimensione collettiva del problema.
Tra le proposte avanzate figurano il comodato d’uso dei libri, testi progettati per essere utilizzati più a lungo, biblioteche scolastiche dotate anche di dispositivi, piattaforme pubbliche per lo scambio dell’usato e l’acquisto diretto del materiale tecnico da parte degli istituti. Viene inoltre suggerito un maggiore coordinamento tra scuole dello stesso territorio e un confronto con gli editori per favorire prezzi sostenibili e edizioni più durature.
La tesi conclusiva è che gli aiuti economici dovrebbero essere affiancati da interventi capaci di ridurre all’origine le spese necessarie. Se la partecipazione alle lezioni, il recupero delle difficoltà e la possibilità di seguire il proprio percorso dipendono dalla capacità di pagare, il diritto all’istruzione rischia di produrre una retta indiretta, distribuita tra molti acquisti e servizi a carico delle famiglie.