L’accordo per le elezioni provinciali tra Forza Italia e la lista civica della sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, ha acceso un acceso dibattito politico, anche all’interno del partito azzurro. Giacomo Barelli, esponente di Forza Italia, ha definito il patto “un fatto politico enorme” e ha parlato di “normalizzazione del civismo dentro il sistema che diceva di voler combattere”. Le sue parole, tuttavia, non sono state ben accolte da Fabrizio Purchiaroni, segretario comunale di Forza Italia Viterbo, che ha rivendicato la storia del partito: “Forza Italia non ha bisogno di ‘scoprire’ il civismo oggi per calcolo politico, noi nel civismo ci siamo nati”.
La critica di Barelli
Barelli ha sottolineato che l’accordo tra Frontini e Alessandro Romoli non è un semplice passaggio tecnico o una normale convergenza istituzionale, ma rappresenta un punto di fragilità per una certa narrazione civica. Per anni, Frontini ha costruito la propria immagine politica contrapponendosi ai partiti, promettendo di rompere con i vecchi schemi e le logiche degli apparati. Tuttavia, l’accordo attuale sembra contraddire questa promessa, dimostrando che il civismo può diventare solo una parola buona per la campagna elettorale.
Secondo Barelli, le elezioni provinciali non sono vere elezioni nel senso pieno del termine, poiché non votano i cittadini, ma sindaci e consiglieri comunali. Questo porta a una partita di secondo grado, giocata tra amministratori e gruppi di potere, senza una chiara visione per Viterbo o per la Tuscia. La mancanza di un progetto limpido e di obiettivi amministrativi chiari rende evidente che l’accordo è costruito attorno a equilibri e convenienze reciproche.
Le conseguenze per il civismo
Barelli ha messo in guardia sul rischio che il civismo, se ridotto a un’etichetta da usare quando conviene, possa perdere credibilità agli occhi dei cittadini. Viterbo, secondo lui, non ha bisogno di civismo di facciata o di accordi costruiti nelle stanze, ma di chiarezza, coraggio e coerenza. L’accordo tra Frontini e Romoli, invece, sembra andare nella direzione opposta, quella di una politica che si adatta e si riposiziona, scegliendo le vecchie strade del potere locale.
In conclusione, Barelli ha espresso preoccupazione per il futuro del civismo a Viterbo, sottolineando che se la diversità promessa si dissolve in trattative politiche, la credibilità di un’intera stagione politica potrebbe essere compromessa.