I tifosi e l’ambiente della Viterbese sono preoccupati per il futuro degli impianti sportivi dedicati alla squadra cittadina. Negli ultimi giorni sono emersi timori riguardanti il destino dello stadio Rocchi e, in particolare, del Vincenzo Rossi al Pilastro, la struttura che la Viterbese dovrebbe utilizzare per le sedute di allenamento e parte delle giovanili della squadra. La questione si muove su due binari paralleli, entrambi legati al progetto sportivo e alla regolarità delle pratiche negli uffici comunali.
Ipotesi di reset societario e risposta del Comune
I due impianti, tramite bando, sono stati assegnati ai gialloblù per un periodo di 10 anni lo scorso settembre. Tuttavia, il primo timore è legato alle indiscrezioni su un possibile fallimento programmato del club, una manovra che porterebbe alla nascita di un nuovo soggetto giuridico, finalizzata all’acquisizione di un titolo di serie D. Un simile scenario comporterebbe l’immediata decadenza della concessione attuale, costringendo l’amministrazione comunale a correre ai ripari.
Su questo fronte, la linea del Comune è già delineata. L’assessore allo sport Emanuele Aronne ha chiarito la strategia: “Gli uffici sono in preallarme per uscire subito. Il pacchetto Rocchi e Rossi rimarrebbe invariato”. La macchina burocratica è quindi pronta a varare un bando d’emergenza fotocopia nel caso in cui la situazione societaria dovesse mutare, garantendo che i due stadi rimangano uniti nella gestione.
Il caso del Vincenzo Rossi del Pilastro: il problema
L’altro ostacolo è di natura prettamente tecnica e riguarda l’impianto del Pilastro. Nonostante l’affidamento decennale sia già formalmente efficace per entrambe le strutture, manca ancora la firma definitiva sulla convenzione specifica per il Rossi. Il ritardo non è legato a ripensamenti politici, ma a una serie di irregolarità catastali che gravano su una porzione degli spogliatoi del campo sportivo.
I tecnici comunali sono attualmente al lavoro per sanare queste difformità e regolarizzare la documentazione. L’obiettivo primario è chiudere la pratica burocratica per arrivare alla firma con l’attuale dirigenza della Viterbese. Se invece lo scenario dovesse mutare e la società attuale dovesse cessare di esistere, la sanatoria catastale rimarrà comunque un risultato acquisito, pronto per essere consegnato nelle mani di chi si aggiudicherà la gestione attraverso il nuovo bando di gara.