Anche a distanza di anni dalla fase più critica della pandemia, gli enti locali stanno completando gli adempimenti contabili legati alle risorse straordinarie trasferite dallo Stato. A Viterbo, il Comune ha formalizzato l’impegno di spesa per restituire una parte dei fondi rimasti inutilizzati dopo gli interventi di sostegno destinati alle famiglie in difficoltà.
Le risorse non assegnate
Il provvedimento approvato da Palazzo dei Priori prevede lo stanziamento di 19mila euro, corrispondenti alla rata prevista per l’anno 2026. La somma rientra in un piano di restituzione articolato su quattro anni, disposto per riportare nelle casse statali le risorse che non sono state erogate ai beneficiari.
La vicenda risale al 2021, quando il Governo aveva destinato ai Comuni italiani fondi straordinari per interventi urgenti di solidarietà alimentare e per aiutare le famiglie a sostenere i costi degli affitti e delle utenze domestiche. Il Comune di Viterbo aveva pubblicato gli avvisi pubblici e avviato le procedure per distribuire i contributi alle persone in possesso dei requisiti previsti.
Al termine delle erogazioni e delle verifiche contabili, al 31 dicembre 2022 risultava però una somma non assegnata di 78mila euro. Si trattava di risorse vincolate: una volta esaurita la platea dei beneficiari individuata attraverso i bandi, il denaro non poteva essere trattenuto dall’ente né utilizzato per altre spese correnti.
La restituzione in quattro rate
Il destino delle somme residue è stato definito da un decreto interministeriale emanato nel giugno 2024 dal ministero dell’Interno, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze. Il provvedimento ha rideterminato gli importi non spesi dai singoli Comuni e ha stabilito per Viterbo la restituzione dei 78mila euro attraverso quattro rate annuali, con decorrenza dal 2024 e termine nel 2027.
Con l’atto più recente, gli uffici comunali hanno quindi impegnato l’importo previsto per l’esercizio in corso, imputandolo all’apposito capitolo del bilancio di previsione, con scadenza al 31 dicembre 2026. Si tratta di un adempimento contabile obbligatorio, legato alla chiusura delle procedure amministrative avviate durante l’emergenza sanitaria ed economica.