La Tuscia si colloca all’ultimo posto nel Lazio per le retribuzioni medie e all’81° posto nella graduatoria nazionale, che comprende 107 province. Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, ogni lavoratore viterbese percepisce in media 18.356 euro lordi all’anno, una cifra equivalente a circa 77 euro per ciascuna delle 237 giornate retribuite.
Il confronto con le altre province
Nel quadro regionale, il divario è netto. Roma è la provincia laziale con la media più elevata e occupa il 18° posto in Italia, con 26.269 euro annui. Seguono Frosinone, al 57° posto nazionale con quasi 21 mila euro, Latina, 68ª con poco più di 20 mila euro, e Rieti, 72ª con 19.063 euro. Viterbo chiude invece la graduatoria del Lazio.
A livello nazionale, la parte bassa della classifica è composta in prevalenza da province meridionali e insulari. Fanno eccezione Rimini, all’82° posto, Imperia, all’83°, e Grosseto, all’88°. Il dato viterbese conferma quindi una distanza significativa rispetto ai territori con livelli retributivi più alti e riflette un quadro di debolezza economica già evidenziato da diversi indicatori.
Il dato regionale e il tessuto produttivo
Il Lazio, considerato nel suo complesso, registra una retribuzione media annua di 25.083 euro, circa 7 mila in più rispetto a Viterbo. Le giornate lavorate salgono a 243, mentre la media giornaliera raggiunge i 103 euro. Con questi valori, la regione è la quarta in Italia per produttività, alle spalle di Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna.
A sostenere il risultato regionale è soprattutto l’area metropolitana della Capitale. Le altre province presentano invece strutture produttive caratterizzate in misura maggiore da piccole imprese e occupazione stagionale, con una presenza più limitata di grandi aziende e multinazionali. Secondo il quadro tracciato dall’indagine, questa composizione contribuisce a mantenere più contenuti i livelli medi delle buste paga.
Per quanto riguarda Viterbo, il territorio resta legato principalmente all’agricoltura. Il comparto artigianale attraversa una fase di difficoltà e il distretto industriale della ceramica di Civita Castellana non ha più il peso economico raggiunto in passato. L’insieme di questi elementi, unito alla minore diffusione di attività industriali di grandi dimensioni, contribuisce a spiegare il risultato rilevato dalla Cgia e il persistente divario tra le aree del Paese.