Atto amministrativo

Il via libera ridimensiona il progetto del parco di Norchia

La giunta approva l’istituzione, ma esclude la valenza naturalistica e rinvia accordi, risorse e tempi a provvedimenti futuri

Il via libera ridimensiona il progetto del parco di Norchia

Il percorso verso l’istituzione del parco archeologico di Norchia registra un nuovo passaggio amministrativo, ma anche una serie di interrogativi sul perimetro e sugli obiettivi dell’intervento. La Giunta comunale di Vetralla ha approvato il 7 agosto una deliberazione con cui esprime parere favorevole alla nascita del parco, dopo l’analoga iniziativa assunta dalla Giunta comunale di Viterbo all’inizio di giugno.

Il provvedimento vetrallese, tuttavia, presenta differenze sostanziali rispetto all’atto approvato nel capoluogo e alla proposta portata in Consiglio comunale dalla minoranza il 29 giugno, poi respinta. Secondo l’analisi di Gabriele Sabato, autore della segnalazione, il testo approvato dalla giunta modifica in modo significativo l’impostazione iniziale e lascia irrisolti diversi aspetti legati alla tutela, alla gestione e alla valorizzazione dell’area.

Un perimetro più ristretto

La prima differenza riguarda la natura stessa del futuro parco. Nella deliberazione di Vetralla non compare più il riferimento alla componente naturalistica, presente invece nell’atto viterbese. Il documento indica che la perimetrazione dovrebbe comprendere esclusivamente le aree di effettivo e attuale interesse archeologico, assicurando al tempo stesso il rispetto delle attività agricole, forestali, venatorie, produttive e turistico-ricettive presenti nei terreni circostanti.

Questa impostazione, osserva Sabato, appare pensata per rassicurare i proprietari e gli operatori locali sul rischio di nuovi vincoli, ma finirebbe per ridurre l’ambizione del progetto. L’idea di un parco archeologico a rete, capace di collegare in un disegno unitario Norchia, Castel d’Asso e Grotta Porcina, lascerebbe spazio a un intervento più circoscritto e prudente. Il tema era stato discusso anche durante il convegno del 10 giugno all’Auditorium della Fondazione Carivit di Viterbo, con la partecipazione di diversi soggetti istituzionali.

Accordi e risorse ancora da definire

Un ulteriore elemento di distanza riguarda il coordinamento tra gli enti. La proposta collegata all’iniziativa viterbese richiamava la necessità di accordi tra amministrazioni locali, Regione e Ministero della Cultura, oltre all’individuazione di un coordinatore, di una tempistica e di responsabilità condivise. La deliberazione vetrallese si limita invece a indicare un generico raccordo con gli altri siti di interesse archeologico del comprensorio, senza citare espressamente quelli viterbesi.

Nel provvedimento non figurano inoltre alcuni strumenti operativi presenti nella proposta precedente: la candidatura del progetto a bandi regionali, nazionali o europei, l’istituzione di un sistema permanente di monitoraggio archeologico e ambientale e l’indicazione di tempi, risorse e responsabili. Il punto 8 chiarisce che l’atto ha valore di indirizzo politico-amministrativo, non comporta impegni di spesa né introduce nuovi vincoli e rinvia le decisioni concrete a successivi provvedimenti.

La segnalazione richiama infine la questione dei possibili vincoli indiretti. Anche se il Comune intende limitare il parco ai terreni con presenze archeologiche già accertate, il Ministero della Cultura potrebbe intervenire in futuro sulle aree contigue per tutelare l’integrità dei beni, la loro prospettiva, la luce e il contesto ambientale. L’articolo 45 del Codice dei beni culturali prevede infatti prescrizioni immediatamente precettive, che gli enti locali sono tenuti a recepire negli strumenti urbanistici e nei regolamenti edilizi.

Il voto della Giunta di Vetralla rappresenta dunque un’apertura formale al progetto, ma, secondo l’autore, non coincide con l’impostazione delineata a Viterbo. Restano da chiarire il livello di integrazione tra i siti, il ruolo dei diversi enti e le modalità con cui finanziare e rendere operativo il parco. Il rischio evidenziato è che l’iniziativa perda parte della sua dimensione originaria e proceda senza un coordinamento unitario.