La Torre di Chia, storica dimora medievale legata a Pier Paolo Pasolini, è al centro di una controversia giudiziaria e amministrativa che coinvolge il territorio di Soriano nel Cimino. Il contenzioso riguarda la proprietà del complesso e dei terreni circostanti, contesi tra l’attuale proprietario privato, l’attore Gabriele Gallinari, e il dominio collettivo dell’Università Agraria.
Il contenzioso sulla proprietà
La Corte d’Appello di Roma ha respinto l’istanza cautelare presentata dai legali di Gallinari, che chiedevano di sospendere gli effetti della decisione del Commissario per gli usi civici. Quest’ultima aveva dichiarato nullo l’atto di acquisto sottoscritto nel 2021. La pronuncia dei giudici romani, tuttavia, riguarda soltanto la richiesta cautelare: la discussione sul merito è stata fissata per il 4 luglio 2028.
In seguito all’ordinanza, la Regione Lazio ha avviato formalmente, lo scorso 16 giugno, l’iter per l’esecuzione forzata e la reintegra demaniale dei terreni. Il procedimento ha di fatto congelato lo sviluppo turistico dell’area archeologica, dove l’accesso ai sentieri naturalistici è regolato attraverso un biglietto gestito dalle associazioni locali.
Gallinari sostiene la regolarità della propria posizione e contesta le ricostruzioni secondo cui la Corte d’Appello avrebbe definito in modo definitivo la vicenda. L’attore ha acquistato il castello dagli eredi del poeta e ha avviato un intervento di restauro finanziato con risorse personali e condotto sotto la supervisione della Soprintendenza.
Le ricadute sul turismo
La difesa del proprietario sostiene inoltre che l’Università di Chia abbia natura privata e richiama una consulenza tecnica d’ufficio svolta nel procedimento, secondo cui nell’area non sarebbero presenti usi civici. Gallinari critica anche la gestione del vicino parco naturalistico, sostenendo che l’ente agrario punti a inserire la torre nel circuito del parco delle cascate di Chia, trasformato, a suo dire, da luogo ad accesso gratuito in un’area a pagamento.
Di segno opposto la posizione della cooperativa di comunità Promo Chia, che gestisce i flussi e i ticket del sito archeologico circostante. Il presidente Romolo Nicolai ha accolto con favore l’ordinanza della Corte d’Appello e ha sostenuto che il protrarsi delle polemiche rischi di danneggiare il territorio e di rallentare le iniziative di valorizzazione.
La cooperativa afferma di lavorare insieme a istituzioni e associazioni locali per valorizzare il patrimonio culturale e naturalistico di Chia, contrastare lo spopolamento e sostenere le attività economiche dell’area. Secondo Promo Chia, l’incertezza sul futuro della torre ostacola questo percorso e produce conseguenze per la comunità.
Anche Confcooperative Lazio Nord ha chiesto che il complesso monumentale, alto 42 metri, esca dal limbo giudiziario e venga inserito in un circuito pubblico integrato. La presidente Bruna Rossetti ha indicato nella cooperazione uno strumento per sostenere le aree interne e ha confermato il sostegno alle iniziative della cooperativa. Il destino della Torre di Chia resta comunque legato all’esito del procedimento sul merito, ancora da discutere davanti alla Corte d’Appello.