Archivio familiare

Tre secoli dei Fani Ciotti tra nobiltà e guerre a Tuscania

Documenti notarili e memorie ricostruiscono patrimoni, incarichi pubblici e vicende della casata dall’età pontificia al Novecento.

Tre secoli dei Fani Ciotti tra nobiltà e guerre a Tuscania

La storia dei Fani Ciotti attraversa oltre tre secoli di vicende politiche, sociali e patrimoniali legate a Tuscania, Viterbo e Marta. Il percorso della famiglia prende forma dall’unione tra i Fani e i Ciotti, due casate appartenenti alla nobiltà locale, e si sviluppa attraverso eredità, incarichi pubblici, attività agricole e rapporti con le istituzioni dello Stato pontificio.

Tra i primi protagonisti figura Vincenzo Fani, nato a Tuscania nel 1661 e gonfaloniere del popolo di Toscanella. Nel 1709 fu reintegrato nella nobiltà viterbese. Dopo la morte dell’ultimo discendente maschio dei Ciotti, i beni della famiglia passarono ai suoi figli Paolo Antonio e Tommaso, ai quali venne imposto di aggiungere il cognome Ciotti a quello dei Fani. L’eredità comprendeva palazzi, terreni, entrate agricole, investimenti nei Luoghi dei Monti della Reverenda Camera Apostolica e due cappellanie nella chiesa di Santa Marta.

Palazzi, terre e inventari

Nel Settecento la famiglia disponeva di un patrimonio distribuito tra Tuscania, Viterbo e Marta. Gli inventari redatti nel 1775 descrivono abitazioni, arredi, quadri, oggetti sacri e strumenti legati alla gestione agricola. Nel palazzo viterbese di San Sisto furono censite 23 stanze e 72 dipinti; nella residenza di Tuscania, costruita tra il 1525 e il 1534, erano presenti 141 quadri, magazzini e numerosi ambienti di rappresentanza. Le proprietà fondiarie nel territorio di Toscanella superavano i mille rubbi, equivalenti a circa 1.850 ettari. A Marta, invece, la famiglia possedeva un palazzo nella piazza pubblica, case, botteghe, vigne, prati e circa 50 ettari di terreni.

La documentazione ricostruisce anche il ruolo di Tommaso e Tobia Fani Ciotti nella vita amministrativa. Tommaso, gonfaloniere nel 1775, intervenne sulla sistemazione della strada verso Porta di Montascide, resa impraticabile dal crollo di alcune abitazioni e dalla chiusura della fontana di San Marco. Tobia, dopo la morte del padre, curò l’inventario dei beni familiari e nel 1798 entrò nel tribunato della Repubblica Romana, istituita dopo l’occupazione francese dello Stato pontificio.

L’occupazione francese e il ritorno pontificio

Tra il 1798 e il 1799 Tuscania fu coinvolta nelle requisizioni di grano, bestiame, carri, formaggi e altri generi destinati alle truppe francesi. In città venne innalzato l’albero della libertà e furono organizzati gli organi della municipalità e del Cantone di Tuscania. La popolazione dovette inoltre sostenere il prestito forzoso del tre per cento e contribuire al mantenimento dei militari. Nello stesso periodo furono soppressi gli enti religiosi e diversi conventi furono costretti a trasferire comunità e beni.

Le tensioni aumentarono con le requisizioni degli argenti delle chiese. Nel 1798, secondo la documentazione conservata negli archivi ecclesiastici, furono prelevati dalla cattedrale calici, croci, candelieri, pissidi e altri oggetti destinati alla fusione. Nel 1799 la resistenza della popolazione tuscanese, affiancata da soldati aretini e dai volontari raccolti dal generale Flavio Ceccarini, contribuì al ritiro delle truppe francesi dalla zona. La Repubblica Romana terminò il 29 settembre dello stesso anno. Tobia Fani Ciotti, accusato per il coinvolgimento nello spoglio degli argenti, si rifugiò prima a Viterbo e poi in Francia; rientrato in Italia, morì accoltellato a Spoleto il 30 ottobre 1799.

Con il ritorno dell’amministrazione pontificia ripresero le forniture obbligatorie per le truppe di passaggio e gli acquartieramenti militari. Nell’Ottocento la famiglia mantenne un ruolo nella gestione pubblica e nella vita culturale. Vincenzo Fani Ciotti, nato nel 1811, fu gonfaloniere di Viterbo, consigliere municipale e provinciale e responsabile di istituzioni assistenziali. Il figlio Mario fu tra i fondatori, nel 1868, della Società della gioventù cattolica italiana, mentre altri membri proseguirono l’impegno nelle accademie e nelle amministrazioni locali.

Nel Novecento il patrimonio fondiario fu progressivamente ridimensionato da vendite, assegnazioni agli ex combattenti ed espropri dell’Ente Maremma. Le proprietà di Castel Ghezzo e di altre località tuscanesi rimasero tuttavia legate alla famiglia e alle attività agricole. Le vicende più recenti riportate nella ricostruzione riguardano la trasformazione di parte dei terreni in impianti fotovoltaici. La storia dei Fani Ciotti è documentata da atti notarili, archivi comunali, ecclesiastici e di Stato, oltre che da studi genealogici e pubblicazioni dedicate a Tuscania e al Viterbese.