Operazione di frontiera

Dopo l’evasione dal carcere, detenuto rimpatriato in Pakistan

Agenti viterbesi hanno accompagnato l'uomo nel Paese d'origine per una valutata pericolosità sociale.

Dopo l’evasione dal carcere, detenuto rimpatriato in Pakistan

È stato rimpatriato in Pakistan il detenuto che nel dicembre 2024 era evaso dal carcere del Coroneo di Trieste utilizzando alcune lenzuola annodate. L’uomo, il 32enne Adbul Nasir Khan, è stato accompagnato fino al Paese d’origine dagli agenti della Polizia di Stato di Viterbo.

Prima del rimpatrio, Khan era stato trasferito nel penitenziario Nicandro Izzo di Mammagialla, dove stava scontando una condanna per l’evasione e un cumulo di pene relativo a diversi reati commessi in Italia. Tra le contestazioni figurano traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, furto, ricettazione, lesioni personali, danneggiamento, invasione di edifici e minaccia.

La fuga dal carcere di Trieste

L’evasione era avvenuta il 13 dicembre 2024, durante l’ora d’aria. Secondo quanto ricostruito, il detenuto si era nascosto in un’area esterna dell’istituto penitenziario e aveva poi scavalcato il muro di cinta con l’aiuto di lenzuola annodate, portate con sé e nascoste sotto il cappotto.

Per raggiungere l’esterno avrebbe utilizzato anche un’impalcatura presente in un cantiere. Una volta fuori dal carcere, era riuscito a far perdere le proprie tracce, facendo scattare una vasta ricerca che si era estesa anche oltre i confini italiani.

La cattura in Polonia e il rientro

Dopo alcuni giorni di latitanza, il 23 dicembre, Khan era stato rintracciato in Polonia dalle autorità di Varsavia, dove si era rifugiato dopo la fuga. In seguito alla cattura, il tribunale di Trieste aveva emesso un mandato d’arresto europeo e l’uomo era stato estradato in Italia per proseguire l’esecuzione della pena nel carcere di Viterbo.

Il rimpatrio è stato eseguito il 9 agosto. L’uomo era destinatario della misura alternativa alla pena detentiva dell’espulsione dall’Italia, applicata dall’Ufficio di sorveglianza. L’istruttoria è stata curata dall’Ufficio immigrazione della questura di Viterbo.

Il provvedimento è stato disposto anche sulla base della pericolosità sociale valutata a carico del condannato, gravato da precedenti di polizia e da avviso orale. Gli agenti viterbesi lo hanno quindi scortato fino al Paese d’origine, concludendo la procedura di espulsione.