La determinazione dirigenziale 2775 del 29 ottobre, con cui il Comune ha affidato senza bando il servizio di direzione del museo civico, presenta secondo Giulio Marini alcuni aspetti da chiarire. Il consigliere contesta in particolare la natura giuridica dell’incarico, il rispetto degli indirizzi fissati dalla giunta e la corrispondenza tra il profilo professionale individuato e le competenze necessarie per dirigere un istituto museale pubblico.
Secondo Marini, l’amministrazione avrebbe qualificato l’incarico come un semplice servizio di direzione museale, ricorrendo all’affidamento diretto. Dall’analisi delle prestazioni richieste emergerebbe però, a suo giudizio, un’attività più ampia e continuativa, comprendente la direzione scientifica, organizzativa e gestionale del museo, il coordinamento delle attività e del personale, la cura delle collezioni e gli interventi di conservazione, inventariazione e catalogazione.
La qualificazione dell’incarico
Nel provvedimento sono inoltre comprese la programmazione delle iniziative espositive e didattiche e la gestione dei rapporti con gli organismi di tutela e con le amministrazioni. Per questo, Marini ritiene che non si tratti di una consulenza specialistica o di una prestazione esterna circoscritta, ma della direzione vera e propria di una struttura museale pubblica.
Il consigliere osserva che, in determinate circostanze, un appalto di servizi può essere utilizzato anche per prestazioni complesse. Tuttavia, sostiene, la qualificazione giuridica di un rapporto deve riflettere la sua effettiva natura e le concrete modalità di svolgimento, senza dipendere soltanto dall’etichetta assegnata dall’amministrazione. La stessa determinazione subordina la stipula del contratto alla verifica della corretta qualificazione del rapporto.
Da qui la richiesta di conoscere quali controlli siano stati svolti e sulla base di quali elementi l’incarico sia stato ricondotto alla disciplina degli appalti di servizi, anziché ad altre forme previste dall’ordinamento. Per Marini, l’amministrazione dovrebbe rendere esplicito il percorso seguito prima di procedere alla formalizzazione dell’affidamento.
Requisiti e accreditamento regionale
Un secondo profilo riguarda gli indirizzi approvati dalla giunta nella deliberazione dell’11 settembre. L’atto prevedeva la riapertura del museo e l’individuazione di una figura esterna, stabilendo anche il possesso dei requisiti tecnico-scientifici previsti dalla normativa vigente per la direzione di istituti museali.
Marini chiede quindi con quali criteri oggettivi sia stato verificato il possesso dei requisiti da parte del professionista scelto. La giunta aveva lasciato al dirigente la facoltà di individuare la procedura, compresa un’eventuale indagine di mercato, ma secondo l’ex sindaco tale discrezionalità non esonera il Comune dall’individuare una figura adeguata ai requisiti necessari per l’iscrizione all’Omr, il sistema museale regionale.
Nel provvedimento il professionista viene descritto come una persona con qualificata e consolidata esperienza nel campo della storia dell’arte. Marini non mette in discussione questo elemento, ma chiede se tali titoli coincidano con quelli richiesti dalla Regione Lazio per l’accreditamento del museo. Curare una mostra, organizzare un evento scientifico o svolgere attività divulgativa, conclude, sono competenze importanti ma diverse dalla direzione di un museo. Per questo, un giudizio positivo sull’esperienza non può sostituire la verifica documentata dei requisiti previsti dalla legge.