Sullo striscione “Remigrazione” affisso a piazzale Gramsci a Viterbo è già stato presentato un esposto formale in procura. L’atto, depositato dal 9 luglio dall’ex assessore e avvocato Giacomo Barelli, sottolinea come il termine remigrazione evochi un allontanamento generalizzato di persone migranti o di origine straniera, alimentando un clima di ostilità, esclusione e stigmatizzazione, incompatibile con i principi costituzionali di uguaglianza e solidarietà.
Oltre al profilo politico, l’esposto mira a verificare la regolarità dell’impianto. Barelli chiede chiarimenti sulla proprietà dell’immobile e sull’autorizzazione al cartello, invitando l’amministrazione comunale a intervenire. Tra i punti cruciali vi sono la necessità di accertare se sono stati rispettati i vincoli urbanistici e se l’affissione sia legittima in quella zona, dato che il cartello è esposto al vento e sopra una via trafficata.
La reazione del Comitato remigrazione
A margine della questione, Barelli ha citato un video su Facebook in cui Luca Marsella, presidente nazionale del Comitato remigrazione e riconquista, sembra dichiarare pubblicamente la volontà di ignorare le ordinanze comunali riguardanti la rimozione dello striscione. Secondo Marsella, il Comitato ha intenzione di mantenere lo striscione al suo posto fino all’approvazione della proposta di legge sulla remigrazione.
Inoltre, 31 cittadini hanno inviato una diffida alla sindaca Chiara Frontini per la mancata rimozione coatta dell’impianto, avvertendo che, in caso di inazione, procederanno legalmente. Rivendicano un’obbligazione da parte del Comune nei confronti di un’installazione considerata provocatoria e pericolosa per l’ordine pubblico.