Una situazione di grave disagio sociale e igienico-sanitario riguarda una famiglia residente in via del Pavone, nel centro storico di Viterbo. Una donna di 29 anni, separata e in difficoltà economiche, vive nell’appartamento preso in affitto con regolare contratto insieme ai suoi tre figli, di uno, otto e dieci anni. Due dei minori sono disabili e, secondo quanto riferito da una persona vicina al nucleo, presentano lesioni e irritazioni riconducibili alle punture degli insetti.
La casa sarebbe interessata da una massiccia infestazione di cimici da letto, oltre che da acari e tarli. A raccontare le condizioni dell’alloggio è un’amica della famiglia, che sostiene di aiutare la madre nelle attività quotidiane e nelle richieste di assistenza. La testimone descrive stanze e arredi ormai compromessi, con i bambini costretti a trascorrere le notti in un ambiente privo di condizioni adeguate.
Le conseguenze per i bambini
Stando alla testimonianza, i minori si sveglierebbero ogni giorno con rigonfiamenti, arrossamenti e altri segni sulla pelle. La gravità dell’infestazione avrebbe spinto la madre a liberarsi dei mobili e dei letti presenti nell’abitazione. Di conseguenza, i quattro componenti della famiglia sarebbero costretti a dormire sul pavimento, raccolti su un tappeto e senza una protezione sufficiente dalle punture.
La situazione sarebbe stata segnalata ai servizi di assistenza del territorio. La famiglia sarebbe stata allontanata temporaneamente dall’appartamento per due periodi di tre giorni, così da consentire l’esecuzione di altrettanti interventi di disinfestazione. Secondo il racconto dell’amica, però, i trattamenti effettuati non avrebbero risolto il problema e gli insetti sarebbero ricomparsi subito dopo il rientro nell’alloggio.
La valutazione del pronto soccorso
Le condizioni dei bambini hanno richiesto anche l’intervento dei sanitari. Un referto del pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa, struttura della Asl di Viterbo, indica per uno dei minori la diagnosi di punture da cimici e stabilisce una prognosi di cinque giorni. Nel documento sono inoltre riportate prescrizioni per contenere il prurito e prevenire infezioni, tra cui antistaminici per via orale e creme cortisoniche da applicare sulle lesioni cutanee.
La vicenda evidenzia le difficoltà affrontate dalla madre, aggravate dalle condizioni economiche e dalle barriere linguistiche che renderebbero più complesso l’accesso ai servizi. La famiglia continua a chiedere una soluzione stabile per l’abitazione e un intervento capace di eliminare l’infestazione, dopo i tentativi già eseguiti senza esito risolutivo, secondo quanto riferito dalla testimone.