La corsa dei prezzi dei carburanti continua a pesare su famiglie, lavoratori e attività economiche della Tuscia. Sui distributori del Viterbese, il provvedimento governativo sulle accise e la decisione dei principali marchi di fissare un tetto massimo hanno frenato, almeno in parte, ulteriori aumenti. Il prezzo della benzina self-service è stato bloccato a 1,99 euro al litro, mentre il gasolio per autotrazione si è attestato a 2,19 euro.
La pressione sui conti delle attività
La misura non ha però risolto le difficoltà degli operatori economici. Secondo l’ultimo monitoraggio diffuso dalla Cgia, nella provincia di Viterbo sono oltre 1.200 le attività commerciali che si trovano in una situazione di forte sofferenza finanziaria. L’aumento dei costi alla pompa incide sulle spese correnti e riduce i margini di guadagno, già sotto pressione per le difficoltà a trasferire integralmente i rincari sui clienti.
Tra i comparti più esposti figurano gli autotrasportatori, i tassisti e gli agenti di commercio. Per queste categorie, il carburante rappresenta una voce di costo direttamente collegata all’attività quotidiana. L’incremento del prezzo di benzina e diesel rende più onerosi gli spostamenti e, secondo il quadro descritto nel monitoraggio, mette a rischio la tenuta economica delle imprese e dei posti di lavoro sul territorio.
Autotrasporto e servizi su strada
Gli autotrasportatori della provincia devono fare i conti con tariffe spesso definite da contratti di lunga durata, che non consentono di adeguare rapidamente i compensi all’aumento del gasolio. Con il prezzo arrivato a 2,19 euro al litro, il costo dei viaggi cresce mentre i ricavi restano invariati, comprimendo i margini delle attività di trasporto merci.
Una situazione analoga riguarda gli agenti di commercio e gli operatori del trasporto pubblico non di linea, costretti a sostenere rifornimenti frequenti per svolgere il proprio lavoro. Nel testo viene segnalato un forte aumento delle spese quotidiane, fino a trasformare l’attività in una perdita economica cronica per alcune partite Iva. La fluttuazione dei mercati energetici continua così a rappresentare un fattore di instabilità per il tessuto produttivo della provincia di Viterbo.