Nei campi della provincia di Viterbo sono già entrati in funzione gli scuotitori, dando il via alla nuova campagna olearia 2026/2027. Le piante si presentano quest’anno cariche di frutti, dopo una stagione caratterizzata da condizioni favorevoli alla produzione. Il calendario della raccolta procede però su due velocità, in base alle diverse aree del territorio.
I produttori della fascia costiera, in particolare tra Montalto di Castro e Tarquinia, insieme a quelli delle zone collinari più basse, hanno iniziato a raccogliere in anticipo per preservare i livelli di acidità. Il caldo intenso dei mesi estivi, con temperature costantemente superiori ai 35 gradi, ha inoltre limitato gli attacchi della mosca olearia, uno dei principali rischi per le olive. Da queste condizioni gli operatori si attendono una produzione abbondante e un prodotto di buona qualità.
Il confronto con la passata stagione
Il ritorno a una maggiore disponibilità di olive rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alla campagna precedente, segnata da una forte contrazione della materia prima. Nella provincia di Viterbo il raccolto era diminuito di oltre il 50 per cento, con conseguenze pesanti per le famiglie, i frantoi e l’intera filiera locale.
La scarsità aveva spinto i prezzi al dettaglio su livelli mai raggiunti negli ultimi anni. Il blend locale veniva venduto ai consumatori viterbesi a un prezzo minimo di 14 euro al litro, mentre le selezioni Dop ottenute da varietà Caninese ed estratte a freddo avevano raggiunto valori compresi tra 18 e 22 euro al litro.
Le stime sui prezzi
La quantità di olive disponibile sulle piante ha già prodotto una flessione delle quotazioni all’ingrosso sui mercati nazionale ed europeo, interrompendo la fase di rincari che aveva caratterizzato la precedente stagione. Nei frantoi della provincia i listini ufficiali del nuovo extravergine non sono ancora definitivi e dovranno essere aggiornati con l’avanzare delle operazioni di molitura.
Le prime proiezioni diffuse dalle associazioni di categoria a livello nazionale indicano tuttavia una possibile riduzione dei prezzi compresa tra il 30 e il 40 per cento rispetto ai valori record dello scorso anno. Se le stime saranno confermate dai primi flussi di lavorazione, il blend della Tuscia potrebbe collocarsi tra 9 e 10 euro al litro. Il calo renderebbe più sostenibile la spesa per i consumatori, anche se l’entità effettiva della riduzione dipenderà dalla produzione finale e dalla definizione dei listini dei singoli frantoi.