Patrimonio storico

A Viterbo rinasce Santa Maria delle Fortezze

Il complesso cinquecentesco torna accessibile dopo scavi, consolidamenti e nuove connessioni con le mura medievali.

A Viterbo rinasce Santa Maria delle Fortezze

Saranno presentati al pubblico domenica 25 ottobre alle 16.30 gli interventi di restauro realizzati nella Chiesa di Santa Maria delle Fortezze a Viterbo. I lavori sono stati condotti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, con l’obiettivo di recuperare la leggibilità del monumento e ristabilire il rapporto con il tessuto urbano circostante.

L’intervento è stato finanziato nell’ambito del PNRR, Missione 1 – Componente 3, attraverso il programma Caput Mundi – Next Generation EU in Rome destinato al Ministero della Cultura. La chiesa si trova nei pressi di Porta San Leonardo e delle mura medievali, in un’area interessata nello stesso periodo dalla riqualificazione della passeggiata esterna realizzata dal Comune.

Un monumento a lungo isolato

Prima dell’avvio dei lavori, l’edificio si trovava oltre due metri sotto il piano stradale, in un avvallamento delimitato da parcheggi e da una recinzione in tubolare. Questa sistemazione accentuava la separazione fisica e visiva tra il monumento e la città. Il progetto ha quindi affrontato sia il recupero dell’antica chiesa sia il rimodellamento degli spazi esterni, con il ripristino delle quote e degli accessi originari.

La costruzione fu avviata nel 1514 per iniziativa del Comune di Viterbo, nel luogo di una piccola edicola votiva dedicata alla Beata Maria delle Fortezze. Il progetto venne affidato a Battista di Giuliano da Cortona, mentre i lavori furono eseguiti da mastro Ambrogio di Bartolomeo da Milano. Nel 1577 il Comune concesse la chiesa e il convento ai Minimi di San Francesco di Paola, che proseguirono il completamento dell’edificio. La copertura con cupola ottagonale fu ultimata nel 1618 e la consacrazione avvenne il 30 maggio 1649 per mano del cardinale Brancaccio.

Tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il complesso venne abbandonato e utilizzato impropriamente, fino a essere adibito anche a rimessa di carri funebri. I bombardamenti angloamericani del 1944 provocarono il crollo della facciata orientale e della parte centrale, compresa la cupola. Nel dopoguerra ulteriori demolizioni dei muri perimetrali modificarono profondamente la configurazione dell’edificio, trasformandolo di fatto in una struttura assimilabile a un grande portico.

Scavi, accessi e nuove visite

Il restauro ha cercato di suggerire l’assetto delle volumetrie perdute attraverso interventi calibrati, senza ricostruzioni integrali. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce il basamento della chiesa cinquecentesca, alcune sepolture e un articolato sistema per la raccolta e la regimazione delle acque, elementi rimasti nascosti sotto i successivi rimodellamenti stradali.

Il nuovo assetto esterno ha permesso di ripristinare la percorrenza degli antichi accessi. Un percorso dedicato, realizzato con una passerella metallica appoggiata sui piani pavimentali storici, consente di seguire il perimetro dell’edificio e di collegare l’ingresso settentrionale, del quale restano colonne e basamenti consolidati, con quello meridionale. Qui gli scavi hanno individuato un accesso secondario, oggi raggiungibile attraverso una rampa.

Le risorse aggiuntive del finanziamento hanno consentito di intervenire anche sulla Cappella Colonna, dove sono stati recuperati partiti decorativi riconducibili alla scuola del Pastura e a Valentino Pica. L’operazione è stata sviluppata attraverso uno studio multidisciplinare che ha coinvolto archeologi, architetti, geologi, paesaggisti e restauratori, mettendo a confronto le evidenze emerse con la documentazione storica d’archivio.

I lavori sono stati realizzati sotto la guida della soprintendente Margherita Eichberg. Il coordinamento del restauro è stato seguito da Federica Cerroni, mentre le indagini archeologiche sono state dirette da Beatrice Casocavallo. Alla progettazione e alla direzione dei diversi interventi hanno partecipato, tra gli altri, Chiara Bellassai, Saverio Ricci, Maria Cristina Tullio e Alessandra Petretto. L’esecuzione è stata affidata alle ditte Ciorba e Koinè, con il contributo di Archeomatica, Trigeo e dei professionisti impegnati nei rilievi, nelle indagini geofisiche e negli aspetti archeologici.