Tra il 1458 e il 1464 Guido Piccolomini, senese e parente di papa Pio II, ricoprì per tre volte l’incarico di doganiere del Patrimonio di San Pietro in Tuscia. Il suo ruolo era legato alla gestione del grande movimento stagionale di bestiame ovino, bovino ed equino proveniente dall’Appennino umbro, marchigiano e sabino e diretto verso le campagne di Tuscania, allora Toscanella.
L’ufficio del doganiere e quello dei suoi collaboratori si trovavano nel palazzo della Dogana, nella piazza di Torre di Lavello. Ai funzionari spettava il diritto esclusivo di seminare e pascolare in numerose tenute del territorio, tra cui Montebello, Carcarella, Pian d’Arcione, San Savino, San Secchio, Mignattara, Pastinistalla, Poggio della Ginestra, Poggio Martino di Fani, Castel Ghezzo e Poggio Martino di Sacchetti. Nel complesso, si trattava di 4.469 rubbi, pari a circa 8.260 ettari di terreni considerati tra i migliori della zona.
La Dogana e i diritti dei cittadini
Gli allevatori delle aree appenniniche versavano la fida, una tassa calcolata ogni cento capi di bestiame e destinata allo Stato Pontificio. L’estensione dei pascoli sottoposti alla Dogana generò però contrasti con gli abitanti di Tuscania, che lamentavano l’impossibilità di utilizzare liberamente i terreni del territorio comunale. Nel 1458 Pio II ordinò a Guido di consentire ai tuscanesi di usufruire dei pascoli locali, evitando loro di trasferire gli animali in aree lontane.
Nel 1461 il pontefice chiese ai Priori che il doganiere potesse custodire, per ragioni di comodità, la copia di una delle porte cittadine. Nello stesso anno promulgò una costituzione che imponeva ai proprietari dei pascoli compresi nei confini della Dogana di affittare i terreni esclusivamente ai doganieri. I rapporti con i cittadini proprietari rimasero tuttavia difficili, anche perché la Reverenda Camera Apostolica ricavava dalla vendita delle erbe una consistente entrata per il bilancio dello Stato.
Nel 1462 Guido ordinò, insieme al papa, l’invio a Proceno di 200 rubbi di orzo, equivalenti a 400 quintali, necessari alla popolazione locale. Nello stesso periodo scrisse ai responsabili delle amministrazioni pubbliche del Patrimonio, intimando loro di non interferire nell’uso dei pascoli. Nel 1463 emanò inoltre un bando per vietare ai fidati della Reverenda Camera Apostolica di danneggiare con gli animali le messi.
Il palazzo e la famiglia Piccolomini
Guido abitava in un palazzo di via Maggiore, la strada che dalla porta di Poggio Fiorentino conduceva alla Torre di Lavello. Al termine del suo incarico l’edificio fu acquistato da Pietro Paolo di Oddone Ciglioni, detto Loddo, e in seguito passò al figlio Giovanni Battista. Sul camino di marmo della sala è ancora visibile lo stemma della famiglia senese, con i cinque crescenti e le iniziali G e P.
A Tuscania viveva anche Cristoforo di mastro Giacomo Piccolomini, avvocato e notaio, probabilmente legato alla stessa famiglia. Nel consiglio comunale propose una commissione di dodici uomini incaricata di censire i corsi, cioè le persone stabilmente presenti in città: proprietari di immobili, salariati, operai agricoli, guardiani del bestiame e creditori. Nel 1467 fu inoltre coinvolto nell’appalto per la costruzione della cappella dei Santi Martiri Secondiano, Veriano e Marcelliano nella chiesa di Santa Maria della Rosa.
Cristoforo ricoprì l’incarico di cancelliere nel 1462, 1463 e 1467 e quello di gonfaloniere nel 1467, 1483, 1488 e 1493. Fu oratore alle esequie della contessa Elena Conti di Montalcino e nel 1492 si recò a Roma per chiedere al papa di sollevare il Comune dal pagamento di una pesante multa in grano. Nello stesso anno rese omaggio al nuovo pontefice Alessandro VI e chiese, insieme ad altri cittadini, l’uso gratuito per un anno dei pascoli della Dogana per le 16.000 pecore dei tuscanesi. Nel 1493 portò doni della Comunità al cardinale Alessandro Farnese e partecipò all’organizzazione dell’accoglienza riservata al papa durante la visita a Tuscania. La ricostruzione si basa su documenti dell’Archivio storico del Comune di Tuscania e su studi dedicati alla storia locale, ai pascoli e alle famiglie della città.