Si è concluso con l’assoluzione piena di un militare di 43 anni il procedimento per maltrattamenti aggravati in famiglia avviato dopo la denuncia dell’ex compagna. Il collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi ha stabilito che il fatto non sussiste.
Per l’accusa di lesioni personali, contestata insieme ai maltrattamenti, è stato dichiarato il non luogo a procedere per la mancata querela della presunta vittima. La procura aveva chiesto una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione. L’uomo era difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati.
La denuncia e le contestazioni
Il procedimento era nato dalla denuncia presentata dalla donna ai carabinieri il 7 settembre 2024. Secondo la ricostruzione accusatoria, la convivenza tra i due, iniziata nel 2015 e proseguita fino al settembre 2024, sarebbe stata caratterizzata da ripetuti episodi di violenza fisica e psicologica.
Alla donna sarebbero stati rivolti pugni, schiaffi, spinte e strette alla gola. Alcuni episodi, secondo quanto riferito nella denuncia, si sarebbero verificati mentre l’uomo era sotto l’effetto dell’alcol. In una circostanza, l’ex compagna sarebbe stata spinta fuori dall’abitazione contro un’auto e poi trascinata lungo il corridoio.
L’accusa di lesioni
Al 43enne erano state contestate anche lesioni personali aggravate. In particolare, in presenza di uno dei figli minorenni, avrebbe colpito la donna al petto e alle braccia, causandole una frattura composta dell’ulna sinistra, con una prognosi indicata in trenta giorni.
Tra gli episodi riferiti dalla donna figurava inoltre un presunto schiaffo dato dall’ex compagno a uno dei bambini. Dopo la denuncia, nei confronti del militare era stato disposto il divieto di avvicinamento, con l’applicazione del braccialetto elettronico. La decisione del collegio ha chiuso il procedimento con l’assoluzione dall’accusa principale e con il non luogo a procedere per le lesioni.