È entrato nel vivo davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi il processo a carico di tre imputati, una donna e i suoi due nipoti, fratello e sorella. Il procedimento riguarda una presunta attività di commercio illegale online di armi bianche e dispositivi destinati alla difesa personale.
L’operazione del 2018
L’inchiesta nacque da una vasta operazione condotta nel territorio della Tuscia e con collegamenti con la Romania. A occuparsene furono i carabinieri di Montefiascone e Acquapendente, sotto il coordinamento dell’allora procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma.
Nel corso dell’attività investigativa venne sequestrato un deposito ritenuto abusivo e furono oscurati due siti internet. Attraverso quelle piattaforme, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati messi in vendita coltelli, katane, taser e spray antiaggressione. Il materiale sequestrato avrebbe superato le 10 mila unità. Il testo dell’accusa riguarda dispositivi il cui utilizzo da parte dei privati è vietato in Italia.
La testimonianza in aula
Durante l’udienza sono stati ascoltati diversi testimoni. Tra loro anche un 59enne di Civita Castellana, indagato in un procedimento parallelo e assistito dall’avvocata Paola Grimaldi. L’uomo ha riferito di avere acquistato online un taser il 27 agosto 2020, spiegando di averlo cercato per difesa personale dopo alcune visite indesiderate nella propria abitazione.
Il testimone ha raccontato di essere in possesso del porto d’armi da diversi anni e di avere contattato l’assistenza del sito Military World per ottenere informazioni sul dispositivo. Secondo la sua ricostruzione, l’operatrice gli avrebbe detto che il requisito rilevante era la maggiore età. Il pagamento sarebbe stato effettuato tramite bonifico bancario, mentre la consegna sarebbe avvenuta a domicilio attraverso un corriere.
La deposizione si è svolta nell’ambito di un procedimento che si inserisce in un quadro investigativo più ampio. Nel corso dell’udienza è stato ricordato anche un precedente accertamento della Guardia di finanza, avviato nel 2017 e concluso con il sequestro di circa 6 mila armi dello stesso genere destinate alla vendita online. Per i tre imputati il processo prosegue davanti al collegio giudicante.