Filiera boschiva

Il castagno locale sperimenta un nuovo ruolo nel vino

Ateneo viterbese e Arsial analizzeranno materiale autoctono per recipienti destinati all’affinamento enologico.

Il castagno locale sperimenta un nuovo ruolo nel vino

I contenitori in legno di castagno tornano al centro della produzione enologica della provincia di Viterbo. La giunta regionale del Lazio ha approvato una delibera che avvia un progetto pilota di studio e sperimentazione, con l’obiettivo di valutare il possibile reinserimento della materia prima locale nella filiera del vino.

Il piano punta a creare un collegamento tra la gestione dei boschi dei Monti Cimini, le aziende vitivinicole della Tuscia e le botteghe artigiane specializzate nella realizzazione delle botti. Tra gli obiettivi indicati dalla Regione ci sono la valorizzazione del patrimonio forestale del territorio e la riduzione del ricorso a legnami provenienti dall’estero, in particolare per la produzione dei contenitori destinati all’affinamento.

Lo studio sul legno dei Cimini

La parte scientifica del progetto sarà affidata ai ricercatori del dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, in collaborazione con l’agenzia regionale Arsial. Gli esperti dovranno analizzare le caratteristiche strutturali del castagno locale e valutarne gli effetti sui processi di conservazione e affinamento del vino.

Il monitoraggio servirà a verificare la qualità dei contenitori prodotti con legname del territorio e a raccogliere elementi utili per una possibile applicazione nella filiera vitivinicola. La sperimentazione mira inoltre a offrire alle cantine della provincia un’alternativa tracciabile rispetto alle tradizionali botti realizzate con rovere straniero, collegando la materia prima alla sua area di provenienza.

Il coinvolgimento delle imprese

Nel progetto sono coinvolti, oltre all’ateneo e ad Arsial, le imprese boschive, gli artigiani bottai e le aziende vitivinicole. La delibera regionale prevede quindi un percorso che interessa diverse fasi, dalla gestione forestale alla lavorazione del legno, fino all’utilizzo dei contenitori nelle cantine della Tuscia.

Daniele Sabatini, capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale del Lazio, ha definito il provvedimento un passo per la filiera bosco-botte-vino. Secondo Sabatini, la sperimentazione può sostenere il patrimonio forestale regionale, l’artigianato e la competitività del comparto vitivinicolo, oltre a rafforzare il legame tra identità produttiva e risorse ambientali.

Tra le ricadute indicate dal consigliere regionale figura anche la formazione di nuovi artigiani specializzati nella costruzione delle botti. Il progetto intende così unire la tradizione legata all’uso del castagno, l’analisi scientifica sulle sue caratteristiche e le esigenze delle imprese, con l’obiettivo di valorizzare il legname locale e le competenze presenti sul territorio.