Centro storico

Immobili dismessi, Aronne: regole ferme frenano gli investimenti

L’assessore indica vincoli normativi e possibili destinazioni per gli edifici inutilizzati del capoluogo

Immobili dismessi, Aronne: regole ferme frenano gli investimenti

Il futuro dei grandi edifici dismessi di Viterbo è legato non soltanto alla disponibilità di risorse, ma anche alla possibilità di intervenire sugli immobili con regole chiare. A sostenerlo è Emanuele Aronne, assessore alla qualità degli spazi urbani, secondo cui l’attuale quadro normativo costituisce uno dei principali ostacoli agli investimenti pubblici e privati all’interno della cinta muraria.

Vincoli e assenza di investimenti

Aronne individua il problema nelle norme che, a suo giudizio, risalgono al 1979 e consentono oggi interventi limitati alla manutenzione straordinaria, senza rendere possibile una ristrutturazione più ampia. Per l’assessore, questa situazione riduce la certezza necessaria a chi intende investire e ha contribuito ad allontanare gli operatori economici. L’amministrazione sta lavorando a un nuovo regolamento per superare i vincoli esistenti.

La difficoltà riguarda soprattutto edifici con caratteristiche architettoniche particolari, il cui recupero richiede una destinazione d’uso sostenibile e la possibilità di ottenere un ritorno economico. Tra gli esempi citati c’è l’ex sede della Banca d’Italia in via Marconi: l’acquisto costerebbe 2,5 milioni di euro, mentre per completare il recupero servirebbero complessivamente circa 15 milioni. L’ipotesi di trasformarlo in albergo, secondo Aronne, sarebbe complessa per le dimensioni delle finestre e degli ambienti. L’assessore indica invece un possibile centro di archiviazione per reperti storici e uffici della soprintendenza, oppure, dopo una ristrutturazione profonda, un centro commerciale.

Le ipotesi per gli altri edifici

Nel bilancio del passato rientrano anche il Genio, la Zaffera, il Lazzaretto e gli Almadiani, strutture che Aronne definisce abbandonate o non adeguatamente valorizzate. L’assessore sostiene che il Comune abbia destinato al recupero del patrimonio del capoluogo le risorse disponibili e annuncia che il prossimo intervento dovrebbe riguardare proprio il Genio. Nel suo ragionamento rientra anche l’immagine della città: Viterbo avrebbe potenzialità, ma una comunicazione negativa sul capoluogo rischierebbe di scoraggiare ulteriormente l’interesse esterno.

Per palazzo Donna Olimpia, la destinazione indicata è quella di studentato o di struttura per l’housing destinato anche alle giovani coppie. Palazzo Calabresi potrebbe invece ospitare uffici comunali, vista la vicinanza con la sede municipale. Per l’ex Banca del Cimino, al Sacrario, Aronne lascia spazio all’iniziativa privata, ipotizzando anche un albergo di alta categoria, pur senza esprimersi sulla fattibilità dell’intervento. Infine, per palazzo Santori, in piazza Verdi, il Comune sta presentando richieste di finanziamento per la biblioteca degli Ardenti. L’edificio, conclude l’assessore, non sarebbe definitivamente compromesso, ma si troverebbe in una situazione di grave difficoltà.