In aula

Processo sulla prostituzione minorile, chieste due condanne a Viterbo

La procura sollecita sette e cinque anni per un ottantaduenne e un quarantaduenne coinvolti nella vicenda

Processo sulla prostituzione minorile, chieste due condanne a Viterbo

Si avvia verso la sentenza il procedimento sulla rete di prostituzione minorile smantellata tra Viterbo e provincia. A undici anni dai fatti, il pubblico ministero Massimiliano Siddi ha formulato le richieste di condanna nei confronti dei due imputati davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli.

Per un 82enne viterbese la procura ha chiesto sette anni di reclusione e 4mila euro di multa. Nei confronti di un 42enne romeno sono stati invece sollecitati cinque anni di carcere e 10mila euro di multa. A entrambi vengono contestate le accuse di sfruttamento e induzione alla prostituzione; soltanto l’anziano deve rispondere anche di violenza sessuale aggravata su minore.

Le contestazioni della procura

La vicenda riguarda fatti collocati tra la primavera e l’estate del 2015. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, furono coinvolte tre ragazze di origine romena, che all’epoca avevano 14 e 15 anni. La più giovane frequentava ancora la terza media in una scuola del capoluogo.

Le indagini partirono dalle segnalazioni dei carabinieri di Ronciglione a Blera e furono coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Il quadro investigativo comprendeva quasi 14mila intercettazioni telefoniche. In base a quanto emerso, il principale luogo d’incontro sarebbe stato il capolinea degli autobus al Riello, dove i clienti avrebbero prelevato le ragazze in auto per poi accompagnarle nuovamente dopo gli incontri, avvenuti in diversi appartamenti tra piazza del Comune, il Sacrario e San Faustino.

Le posizioni degli imputati

Secondo l’accusa, l’anziano avrebbe avuto rapporti a pagamento con una delle ragazze e avrebbe svolto anche un ruolo di tramite per alcuni conoscenti, concordando tariffe comprese tra 50 e 100 euro. Il quarantaduenne romeno, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, avrebbe invece incentivato le giovani a prostituirsi, tentando anche di inserirle in un night club.

Durante l’udienza è stato inoltre riferito che le ragazze utilizzavano i social network presentandosi con atteggiamenti da adulte, allo scopo di individuare e rassicurare i clienti. Ora il collegio dovrà esaminare le richieste della procura e le argomentazioni delle difese prima di pronunciarsi sulle responsabilità dei due imputati. Le condanne, al momento, sono soltanto richieste e non costituiscono una decisione definitiva.