La Cappella Mariana dell’ex chiesa di Santa Maria delle Fortezze torna a essere leggibile dopo un intervento conservativo durato diversi mesi. Il cantiere, concluso nelle scorse settimane, è stato finanziato con fondi del Pnrr nell’ambito della misura Caput Mundi e promosso dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale.
Il complesso monumentale, situato a Viterbo, fu gravemente colpito dai bombardamenti del 26 maggio 1944, che lo ridussero in gran parte a un rudere. Delle otto cappelle originarie ne rimasero in piedi soltanto quattro. L’intervento ha riguardato una delle parti superstiti e ha permesso di recuperare decorazioni rimaste a lungo nascoste o difficilmente leggibili.
Il ciclo dedicato alla Vergine
I lavori sono stati affidati alla cooperativa Koinè. Le restauratrici Mariangela Santella e Cristiana Luberto hanno operato insieme a Riccardo Vettraino, incaricato dei consolidamenti. La pulitura delle superfici ha restituito sequenze pittoriche dedicate ai momenti centrali della vita della Vergine: l’Annunciazione sull’arco d’ingresso, la Dormitio e l’Assunzione sulla parete concava, fino all’Incoronazione nel catino absidale.
L’osservazione ravvicinata ha evidenziato riferimenti ai principali modelli artistici romani del periodo. La figura dell’Assunta riprende la composizione realizzata da Pietro Perugino per la Cappella Sistina, mentre le figure degli apostoli richiamano quelle concepite da Melozzo da Forlì per la basilica dei Santi Apostoli. Tra gli elementi riemersi c’è anche una rappresentazione del Padreterno, con abito azzurrognolo e mantello malva, che riprende la Creazione di Adamo di Michelangelo.
La nuova attribuzione
Le indagini diagnostiche hanno documentato anche aspetti tecnici di rilievo, tra cui dorature ottenute con lamine di stagno e foglia d’oro e l’uso di cartoni preparatori per le grottesche. Gli stemmi della famiglia Colonna, applicati in una fase successiva, hanno fornito un elemento utile per collocare la conclusione dei dipinti entro il 1520 e per escludere la committenza di Vittoria Colonna.
La lettura complessiva del ciclo ha portato a una nuova attribuzione a Valentino Pica il Giovane. Saverio Ricci, storico dell’arte e responsabile della direzione dei lavori per questo lotto, ha collegato gli affreschi all’artista, del quale restava una sola traccia documentata: l’altare firmato e datato al 1514 nella chiesa di Sant’Amanzio a Vitorchiano, già segnalato dallo storico Italo Faldi.
Secondo gli studiosi, Pica si sarebbe formato accanto al Pastura nel duomo di Tarquinia, per poi lavorare a Roma e dirigere cantieri nel Viterbese. Tra gli interventi a lui ricondotti figurano palazzo Riario-Gallo a Bagnaia e la chiesa del Gesù. Le ricerche sono state coordinate dall’architetto Federica Cerroni e dall’archeologa Beatrice Casocavallo.
Il progetto di valorizzazione proseguirà con l’obiettivo di intervenire su un’ulteriore cappella, dedicata a temi cristologici. La Soprintendenza ha ottenuto un finanziamento nell’ambito della programmazione ordinaria ministeriale per continuare i lavori di restauro architettonico e storico-artistico del monumento. Gli esiti degli studi saranno inoltre presentati in incontri pubblici e pubblicazioni scientifiche.