Città da ripensare

Ricci: a Viterbo il centro ha perso oltre l’80% dei residenti

Esponente dem: critiche alle scelte amministrative, recupero edilizio e fondi Pnrr

Ricci: a Viterbo il centro ha perso oltre l’80% dei residenti

Il centro storico di Viterbo ha perso oltre l’80% dei residenti rispetto agli anni del boom economico. È questo, secondo Alvaro Ricci, capogruppo del Pd in consiglio comunale, uno degli elementi che spiegano la diffusione degli immobili abbandonati, pubblici e privati, e il progressivo indebolimento del tessuto economico cittadino.

«Negli anni ’60 e ’70 il centro storico contava circa 60mila residenti, mentre oggi siamo scesi a 9mila», sostiene Ricci, collegando il calo demografico alla difficoltà di recuperare e rendere nuovamente produttivo il patrimonio edilizio. A suo giudizio, la politica dovrebbe creare le condizioni per attrarre nuovi investimenti, soprattutto privati, e rendere la città più favorevole alla presenza di attività e residenti.

La delocalizzazione degli uffici

Per il consigliere dem, le condizioni attuali sono anche il risultato delle scelte amministrative compiute nei decenni passati. Ricci indica in particolare la delocalizzazione degli uffici dal centro storico verso via Garbini, avvenuta tra gli anni ’80, ’90 e 2000, come una decisione che avrebbe contribuito a svuotare il cuore della città.

«L’errore più grave è stato pensare all’oggi e non al domani», afferma, criticando una visione concentrata sulle scadenze elettorali e non sulle prospettive di lungo periodo. Le conseguenze, aggiunge, sono oggi visibili nei palazzi storici transennati e negli edifici inutilizzati, il cui recupero richiede risorse significative.

I fondi Pnrr e i grandi immobili

Nel suo intervento Ricci contesta anche l’impiego dei fondi del Pnrr. Il Comune, osserva, ha avviato interventi sul patrimonio immobiliare, citando la Zaffera, gli Almadiani e il Lazzaretto, ma non avrebbe sfruttato pienamente l’occasione per produrre ricadute economiche e occupazionali.

Secondo il capogruppo del Pd, il recupero di spazi pubblici dovrebbe essere valutato anche in base alla capacità di generare reddito e sostenere i bilanci comunali. In assenza di queste ricadute, avverte, nuovi centri culturali e strutture pubbliche rischiano di trasformarsi in ulteriori costi, con possibili effetti sulla qualità dei servizi.

Tra le ipotesi indicate da Ricci c’è la trasformazione dell’ex Polo nord, il centro commerciale mai completato sulla Tuscanese, in un grande polo scolastico con scuole, cinema e teatro. Gli edifici scolastici liberati potrebbero invece, nella sua visione, essere destinati a interventi residenziali.

Per l’ex ospedale psichiatrico di Belcolle, il consigliere propone di valutare funzioni sanitarie, alloggi per pazienti, uffici della cittadella della salute o una futura facoltà di medicina, sottolineando i costi di una eventuale demolizione. Più prudente il giudizio sull’ex sede della Banca d’Italia di via Marconi, mentre per l’ex filiale della Banca del Cimino al Sacrario ipotizza residenze per il ceto medio.

Quanto a palazzo Donna Olimpia, Ricci indica nel partenariato con i privati la possibile strada da seguire. Infine, definisce le ex terme Inps una ferita e un’occasione persa, parlando anche di uno sperpero di denaro pubblico sul quale, a suo giudizio, qualcuno dovrebbe rispondere.