La decisione di rimuovere le bocchette medievali in bronzo della Fontana Grande di Viterbo e di sostituirle con copie alimenta il dibattito sulla tutela dei monumenti cittadini. I calchi destinati alla realizzazione delle riproduzioni sarebbero già in lavorazione, sulla base di una scelta attribuita alla Soprintendenza.
A contestare l’intervento è l’architetto Alfredo Giacomini, che considera la sostituzione degli elementi originali una scelta eccessiva. Secondo il professionista, il rischio è che la conservazione dei manufatti venga interpretata come una progressiva musealizzazione dei monumenti, con la conseguenza di lasciare nei luoghi storici copie più o meno fedeli degli elementi autentici.
La critica alla sostituzione
Giacomini richiama il caso della fontana di piazza Fontana Grande e osserva che, se la stessa impostazione fosse applicata a tutti i monumenti antichi, le città potrebbero ritrovarsi circondate da riproduzioni. L’architetto definisce questa prospettiva un’aberrazione nel campo del restauro, ricordando che gli interventi di distacco e sostituzione dovrebbero essere limitati a situazioni eccezionali.
Nel suo ragionamento cita anche precedenti presenti a Viterbo, come il sarcofago della Bella Galiana e alcune parti di porta Romana, dove le pietre originali sarebbero state depositate a Prato Giardino. Per Giacomini, la conservazione separata degli elementi autentici non dovrebbe diventare la soluzione ordinaria per i monumenti cittadini.
Gli esempi richiamati
L’architetto distingue il caso viterbese da interventi realizzati su opere di grande notorietà, come la scultura equestre di Marco Aurelio in Campidoglio o i cavalli di San Marco a Venezia. In quelle situazioni, osserva, si trattava di bronzi fragili, con spessori ridotti e di particolare valore, mentre le bocchette della fontana presenterebbero mancanze soprattutto nelle parti non visibili.
Proprio per questo, secondo Giacomini, sarebbe stata praticabile anche una riparazione degli originali. Il professionista richiama inoltre il principio attribuito a Cesare Brandi, secondo cui il restauro deve riguardare la materia dell’opera e la sostituzione di parti importanti va considerata soltanto come ultima possibilità.
La polemica si inserisce nel più ampio confronto sul destino degli elementi storici della città. Giacomini ricorda infine la copia della Fontana Grande visibile a Rodi, davanti alla cattedrale, e sostiene che una riproduzione delle bocchette potrebbe suscitare in futuro la stessa reazione ironica. A suo giudizio, l’attenzione pubblica riservata ad altri episodi di tutela del patrimonio non sarebbe stata accompagnata da un’analoga mobilitazione per difendere questo elemento autentico della città.